Il dibattito sul disegno di legge contro la violenza sessuale si è trasformato in un duro scontro politico tra opposizione e maggioranza. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha criticato apertamente il testo presentato dalla maggioranza, accusando il governo di aver tradito un accordo precedentemente raggiunto. Al centro della polemica vi è la scelta di sostituire il principio del consenso con quello del dissenso nella definizione normativa del reato.
La leader dem ha sottolineato “che avevamo votato all’unanimità alla Camera”, puntando poi il dito contro le successive decisioni prese dalla maggioranza.
Accuse al governo e alle dinamiche politiche
Nel suo intervento, Schlein ha infatti sottolineato che, in seguito al voto alla Camera, “ci sono state le regionali, e Salvini dopo il Veneto ha voluto far saltare il banco. Anche Meloni a quel punto si è rimangiata l’accordo”
La critica si è estesa anche al contributo tecnico depositato dalla senatrice Giulia Bongiorno, indicato come un testo “irricevibile”. Secondo Schlein, “l’unico vero motivo per fare quella legge era di inserire nel nostro ordinamento il concetto del consenso previsto dalla convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia”.
Il nodo giuridico e culturale del consenso
La segretaria del Pd ha sottolineato le implicazioni giuridiche e culturali del passaggio dal consenso al dissenso. “Sostituire il consenso con il dissenso significa tornare indietro e mettere un peso ancora maggiore sulle spalle delle donne e delle vittime di violenza. Era esattamente quello che questa legge voleva evitare”.
Nel suo intervento, Schlein ha anche rivolto un appello politico alla premier: “Ho chiesto a Meloni di non farsi dettare la linea dal patriarcato nella sua maggioranza e di ascoltare se non me la rete delle organizzazioni che si occupano di violenza, e gli avvocati e i giudici specializzati. Se il Parlamento deve votare una legge che fa un passo indietro, che tradisce le donne, allora meglio non farla”.
