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Riconsegnate Alessandro ai suoi genitori affidatari

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Scritto da vocealta

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Nell’aprile del 2009, a Brescia, nasce Alessandro. La madre, una badante rumena di 30 anni, non potendo permettersi di tenerlo, decide di affidare il figlio ai servizi sociali, in una comunità- famiglia a Ospitaletto. Dopo due mesi, una famiglia che fa volontariato segnala il bambino a una coppia di coniugi, Ilario ed Evelina Butti; lui operaio, lei casalinga, poco più che quarantenni, sposati, senza figli, dopo le prime titubanze decidono di fare il grande passo, e il 19 giugno 2009 Alessandro entra a far parte della loro famiglia. Da quel momento il bambino riceve tutte le attenzioni e le cure di cui ha bisogno, compresi i vaccini. Sebbene i coniugi non ricevano notizie dal Tribunale dei minori, sono costantemente rassicurati dagli assistenti sociali sull’avvio delle procedure per l’affido del bambino. Nella primavera del 2010 la tragica scoperta: per lo Stato Alessandro non esiste. Da quel momento inizia un lungo iter burocratico che porta nel giugno 2012 il Tribunale dei minori di Brescia a respingere la richiesta dei coniugi e a stabilire che Alessandro è adottabile ma non da loro. Il 20 settembre 2012 quattro auto della Polizia municipale prelevano Alessandro dalla sua casa e lo portano via. Alla base della decisione, una perizia psichiatrica che ha certificato un carattere ombroso per Ilario e una personalità schizoide per Evelina. Da quel momento i genitori non hanno più rivisto il bambino, e a niente sono servite le successive tre perizie psichiatriche di parte che hanno certificato la normalità dei coniugi. Rigettato dal Tribunale, il ricorso dei Butti è stato respinto anche dalla Corte d’appello. L’ultima udienza si è tenuta l’11 novembre in Cassazione ma si è risolta in un nulla di fatto.

(notizia pubblicata dal settimanale Tempi, a firma Maurizio Tortorella)

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