Giustizia Quotidiana

Riace, la Cassazione riabilita il sindaco Lucano

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Niente truffe a Riace, niente ruberie, niente matrimoni di comodo. Così afferma la Cassazione, che nell’ordinare ai giudici di Reggio Calabria di valutare nuovamente se protrarre o meno l’esilio di Mimmo Lucano, demolisce l’impianto accusatorio che contro di lui è stato messo insieme dalla procura di Locri.


A detta della Suprema Corte, quanto meno riguardo i presunti illeciti nella gestione della differenziata, gli elementi a carico di Lucano non ci sono. Mancano indizi di "comportamenti" fraudolenti che Domenico Lucano, il sindaco sospeso di Riace, avrebbe "materialmente posto in essere" per assegnare alcuni appalti senza rispettare le procedure corrette.


L’appalto, si legge nelle motivazioni, è stato affidato in modo assolutamente regolare. Lo hanno deciso in modo collegiale da Giunta e Consiglio Comunale, sulla stregua di pareri di regolarità tecnica e contabile, sottoscritti dal segretario e dai funzionari tecnici del Comune, dopo averlo reso pubblico e noto a tutti grazie all’istituzione persino di un albo comunale delle cooperative.

La Corte nelle motivazioni specifica che la legge consente "l'affidamento diretto di appalti" in favore delle cooperative sociali "finalizzate all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate" a condizione che gli importi del servizio siano "inferiori alla soglia comunitaria".


Insomma, Lucano non si è messo in tasca un euro e non ha favorito nessuno. E per la Cassazione non ha neanche celebrato matrimoni di comodo fra riacesi e migranti. I magistrati della Suprema Corte lo mettono nero su bianco. È vero, ci sono elementi per sostenere che abbia aiutato la sua compagna, Lemlem Teshfaun, nel tentativo, fallito, di farsi raggiungere dal fratello in Italia. Ma in quel caso va valutata “la relazione affettiva tra i due”, non si trattava di una prassi comune.

 

Per la Cassazione, Lucano ha cercato di aiutare solo Lemlem "tenuto conto del fatto" che il richiamo a "presunti matrimoni di comodo" che sarebbero stati "favoriti" dal sindaco, tra immigrati e concittadini, "poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare".

 

Intanto, Domenico Lucano nel corso della trasmissione Circo Massimo di Radio Capital rispondendo ad una domanda sulle posizioni espresse nei suoi confronti dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha detto «Noi, e quando dico noi mi riferisco ai miei avvocati, ci difendiamo nel processo e non dal processo. Per cui io sono un ultimo, sono debole. Lui, Salvini, così forte ha avuto paura di farsi processare sul caso Diciotti»

 

Lucano ha poi aggiunto «In Tribunale a Locri, c'erano avvocati del Viminale. A me non interessa molto la battaglia sulla denigrazione e le cattiverie che forse interessa a Salvini e alla sua parte politica. Confermo: come fa un cristiano a votare per Salvini? In questi mesi, infatti, quelli che hanno supportato me e l'esperienza di Riace sono stati i missionari comboniani, i francescani mi hanno invitato ad Assisi. E' strana questa convergenza di Salvini perché i valori del Cristianesimo sono antitetici a quelli dell'attuale ministro dell'Interno e a quello che politicamente rappresenta. Lo ribadisco più convinto di prima»

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