Dopo l’esito del referendum sulla giustizia, il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri ha commentato la vittoria del “No” con toni più pacati rispetto alle settimane precedenti, sottolineando il significato del risultato.
Secondo Gratteri, il voto rappresenta un “segnale forte e chiaro”, che dimostra come la società civile sia “viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco i principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, una presa di posizione in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni”.
Una scelta contro il metodo, non contro il cambiamento
Il magistrato ha chiarito il senso della sua posizione, spiegando che il No espresso al referendum “non è un rifiuto al cambiamento, ma il rifiuto di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e di migliorarne il funzionamento complessivo, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma devono essere costruite con responsabilità, competenza e rispetto dei diritti”.
Vecchie polemiche e scontri archiviati
Nonostante abbia spesso acceso polemiche veementi nei confronti del governo e soprattutto del ministro Carlo Nordio, oltre che con i giornalisti, il procuratore ha deciso di celebrare la vittoria del No con toni diversi.
Ormai note le dichiarazioni come “Voteranno per il Sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, cui il ministro Nordio replicò chiedendosi se “l’esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”.
Giunto a Napoli con i commenti entusiastici del centrodestra, che ne ha sottolineato i risultati contro la ‘ndrangheta ma anche la lontananza storica dalle ‘toghe rosse’, negli ultimi mesi Gratteri è stato invece protagonista di scontri quasi quotidiani con la maggioranza.
Scontri alimentati dalla durezza delle sue dichiarazioni, ripetute in interviste e apparizioni televisive. “Anche quando ero ragazzo non ho mai avuto paura del potere. Però caricano i delinquenti come le sveglie nel momento in cui la politica delegittima la magistratura”, aveva detto il magistrato.
A urne chiuse, Gratteri mostra di voler passare oltre. E non è probabilmente casuale la sua assenza al brindisi organizzato dai magistrati nella saletta dell’Anm nel tribunale di Napoli per festeggiare l’esito referendario.
