È la provincia di Monza e Brianza quella in cui le famiglie spendono di più in beni durevoli in Lombardia. Il territorio brianzolo guida la graduatoria regionale per spesa media familiare, confermandosi tra i più dinamici anche a livello nazionale.
In generale, gli acquisti in regione Lombardia sono in calo, con la spesa che nel 2025 si è attestata a 15,4mld di euro, con una flessione del 2,4% rispetto al 2024.
Secondo i dati dell’Osservatorio Consumi di Findomestic, la contrazione è leggermente più contenuta di quella del Nord-Ovest (-2,6%), ma più alta della media nazionale (-2,1%), pur restando il primo mercato regionale italiano per consumi di beni durevoli.
Milano motore regionale
Milano si conferma il motore lombardo dei consumi e il secondo mercato provinciale d’Italia, con una spesa complessiva di 5,31 miliardi di euro e una flessione dell’1,8%, la più contenuta tra le grandi province della regione e spesa media per famiglia di 3.325 euro.
Brescia con una spesa complessiva di 1,8mld di euro è il quinto valore nazionale e secondo in regione dietro soltanto a Milano, ma chiude il 2025 con una flessione del 2,8% e con spesa media per famiglia di 3.225 euro, in calo del 3,4%, sotto la media regionale ma ancora sopra quella nazionale.
Al terzo posto si colloca Monza-Brianza che pesa per 1,41mld di euro di consumi, decima provincia italiana e terza in Lombardia dopo Milano e Brescia, ma anche in questo caso con una frenata a -1,9 per cento.
Quali sono gli acquisti in flessione
A trainare al ribasso gli acquisti di auto nuove che valgono 3,7mld ma arretrano del 7,3%; le auto usate, invece, arrivano a 4,78mld di euro e restano pressoché stabili (0,1%) in una domanda sempre più orientata al risparmio; i motoveicoli, dopo anni di forte crescita, si fermano a 485mln di euro con una caduta del 12,7%.
Tra i beni per la casa, gli elettrodomestici totalizzano 1,17mld (+0,7%), sostenuti dal bonus rottamazione; l’elettronica di consumo sui cui vale per oltre l’80% il mondo Tv si attesta a 290mln e cala del 4,2%; i mobili raggiungono 3,39mld e salgono solo dello 0,3% con incentivi e bonus ristrutturazioni che non bastano a riaccendere la spinta.
L’information technology tocca 445mln di euro e torna a crescere, mentre la telefonia vale 1,12 miliardi di euro e arretra dell’1,1%.
