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La fine di un incubo

Minuto 78. Samuel Eto’o, lanciato a tu per tu contro Turnbull, fa la cosa meno prevedibile: con un tiro di collo pieno spedisce il pallone sul primo palo, quello all’apparenza coperto dall’estremo difensore del Chelsea. Gol, l’Inter passa meritatamente in vantaggio.
E’ la fine di un incubo durato troppo a lungo. Tre anni di disastri, con la squadra di Moratti capace di dominare lo Stivale e poi cadere sempre lì, in quei maledetti ottavi di finale di champions.
Prima il pareggio con rissa finale a Valencia, poi la doppia sconfitta col Liverpool di Torres e Benitez e infine il Manchester dello scorso anno. Nemmeno lo special one era riuscito a scacciare via i fantasmi. E nemmeno un fuoriclasse come Ibra: gigante in Serie A, piccolo piccolo nelle notti d’Europa.
Lo svedese è andato via, Mourinho no. E il tecnico portoghese, chiamato a furor di popolo per mutare i destini continentali dell’Inter, non poteva fallire una seconda volta. Non l’avrebbe potuto mai sopportare.
A Londra è stata quindi disputata la partita perfetta. Mettendo in campo forza, personalità, astuzia e carattere. Tutto quello che i campioni d’Italia sembravano aver smarrito nelle ultime settimane. E che probabilmente avevano soltanto messo un attimo da parte. Sacrificando il campionato per poi esplodere nella serata più importante. Quella che annulla finalmente un tabù e riaccende la voglia di coppa.
Il portoghese, teatrale nei modi ma per nulla sprovveduto, sa bene che la strada è ancora molto lunga e che la finale è ancora parecchio lontana. E, come lo stesso campionato insegna, può essere assai pericoloso sedersi sugli allori. Questa è la fine di un incubo. Ma il sogno deve ancora cominciare. 

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