Salute

L’Oms non considera più la transessualità una malattia

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La transessualità non è più considerata come malattia mentale. Lo "afferma" l'Organizzazione mondiale della sanità: «L'incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale”», ha dichiarato l'Oms, precisando che «è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender».

Alla base della decisione c’è la convinzione di «aver capito che non si tratta di una condizione mentale e lasciare l'incongruenza di genere in quel capitolo avrebbe creato biasimo e condanna». Una decisione simile potrebbe aiutare una inclusione sociale maggiore delle persone transgender riducendo la disapprovazione sociale.

La decisione ha fatto scoppiare di gioia la comunità transgender, composta da persone e associazioni che si battono da anni per i diritti dei transessuali di tutto il mondo. Sally Goldner dell'australiana TransGender Victoria ha dichiarato: «l'equivalente di aver tolto l'omosessualità dai disordini psichiatrici, è una pietra miliare. Non si può più dire che è un disordine mentale: c'è l'Oms che dice di no, che è solo parte della diversità umana e deve essere trattata con rispetto».

«Una grande notizia, importantissima. Un giorno da celebrare», ha commentato su Twitter Ivan Scalfarotto, ex sottosegretario per lo Sviluppo economico, attivista per i diritti Lgbt.

Una decisione paragonabile a quella presa dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1990 quando eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali e istituendo la giornata mondiale contro l’omofobia, bifobia e transfobia ogni 17 di maggio.

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