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Isis dichiara guerra anche ai ‘crociati’ filippini

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La situazione nelle Filippine sta degenerando. Il presidente Rodrigo Duterte ha annunciato lo stato di emergenza e ha imposto la legge marziale nella divisione amministrativa di Mindanao, nel Sud del Paese, caratterizzata da un’atipica prevalenza musulmana. La decisione è stata presa in seguito a una violenta guerriglia urbana nella città di Marawi tra l’esercito filippino e alcuni gruppi ribelli legati allo Stato Islamico.
Gli islamisti appartengono principalmente a due gruppi: Maute e Abu Sayyaf. I primi sono affiliati all’Isis e sono in attività dal 2013 ma hanno giurato fedeltà al califfato solo a partire dal 2015. Il secondo gruppo paramilitare separatista islamico invece è attivo dal 1991 ed è noto per la propria storia di attentati e assassinii, ma soprattutto rapimenti ed estorsioni di centinaia di filippini e cittadini stranieri per finanziarsi con i riscatti. 
L’attacco alla città di Marawi – e la conseguente situazione di guerriglia urbana – è volto alla conquista della città. Tutti gli indizi però lasciano presagire che il fine ultimo di questo intervento militare non sia effettivamente conquistare la città (lo scontro con l’esercito filippino è impari, nel lungo periodo i gruppi paramilitari non possono che abbandonare il campo di battaglia) bensì sia una mossa di pura propaganda per ricevere attenzione a livello internazionale con questa iniziativa eclatante, seminando terrore.
Insomma, dopo essere ritornati in occasione della strage di Manchester sulla retorica della guerra ai crociati, gli islamisti decidono di portare la guerra in un altro Stato caratterizzato largamente dalla fede cristiana, le Filippine.

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