Politics

Iscritti da sempre al berlusconismo

Onorevole Biancofiore, ha letto l’intervista al nostro capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, circa l’attuale situazione interna al Popolo della Libertà?
Sì e ho apprezzato l’intento moderatore di Fabrizio. Ho però avuto la netta impressione che egli non abbia perfettamente compreso in che direzione muova Liberamente, la stessa di Cicchitto. Insomma, Fabrizio dovrebbe stare con noi come del resto sta la stragrande maggioranza dei parlamentari e dei coordinamenti territoriali che sentono autenticamente il valore della politica di Berlusconi.
Il presidente Cicchitto parla anche della necessità di regolare la convivenza tra tre aree: aennini lealisti, finiani e berlusconiani. Che ne pensa?
Cicchitto riconosce macroaree, riconoscendo due fette su tre ad esponenti provenienti da Alleanza nazionale. Mi pare una visione un po’ riduttiva la visione che viene proposta del Pdl. E anche un po’ antiquata. Nella visione berlusconiana non ci sono le correnti, tutti concorrono – mi sia permesso il gioco di parole – liberamente alla crescita del movimento politico e all’azione del governo. Fabrizio vorrebbe un partito più strutturato. Voglio essere chiara: anche io! Ho iniziato la gavetta nel 1994 e so che significa far politica in un movimento improvvisato e poi man mano organizzarlo. Per questo desidero un Pdl strutturato, ma secondo il Berlusconi-pensiero, ovvero ciò che generazioni di italiani hanno ormai imparato dal loro leader. Berlusconi ci ha insegnato davvero un nuovo modo di fare politica, mentre se il Pdl è oggi in queste condizioni è perché abbiamo ereditato da Alleanza Nazionale i difetti dei vecchi partiti novecenteschi e il primo difetto, terribile, è proprio il correntismo. Nel Pdl sopravvivono tutte le correnti che c’erano in An e altre nuove sono nate. Per questo dico che Cicchitto deve comprendere appieno la finalità di Liberamente che si pone come luogo di confronto e dibattito politico culturale, promotore di proposte e non di occasioni per dividerci. Rivendico, assieme a Gelmini, Frattini, Stracquadanio e Valducci l’iscrizione al partito di Berlusconi e del berlusconismo. Siamo stati cresciuti da Berlusconi, allevati secondo il suo modo di vedere la rivoluzione liberale. Questo è anche il motivo per il quale non saremo mai corrente, non dobbiamo distinguerci in alcun modo perché noi crediamo all’essenza del Popolo della Libertà così come credevamo nell’essenza di Forza Italia.
Invece la componente proveniente da Alleanza nazionale ha importato qualche virus?
Virus forse no, ma certamente ereditiamo la guerra fratricida tra le correnti di An e questo è sinceramente inaccettabile perché non è mai esistita uno scontro analogo tra le anime di Forza Italia che pure era un partito più grande e complesso, con esponenti provenienti da tradizioni diverse. C’è da augurarsi che la frattura tra Fini e Berlusconi si rimargini ma è evidente, a questo proposito, che qualcuno ha paura di essere stritolato dalla pace tra i due. È vero che oggi siamo giunti ad una situazione difficile, ma c’è chi versa benzina sul fuoco lavorando ad una tensione permanente.
E del ruolo di Tremonti, rispetto al suo rapporto con il Pdl e con la Lega?
Che lui sia vicino alla Lega non c’è dubbio. Ma è il vice presidente de facto del Pdl, perché lo era di Forza Italia. Gli elettori lo percepiscono ancora così. Certo, potrebbe evitare confusione se non andasse dietro ai leghisti su posizioni sbagliate come quella sulle quote latte. Comunque con Tremonti siamo uniti dal desiderio di fare le riforme, di migliorare l’Italia. il suo partito, il nostro partito, il Pdl, lo ha reso un super ministro accorpando diversi dicasteri sotto la sua responsabilità. Certamente l’asse privilegiato con la Lega lo mette in un’alea di sospetto, ma è parte integrante del Pdl. Certo che ad allontanare un po’ Tremonti da noi è stato l’esserci appiattiti, come partito, sulle storiche posizioni dell’ex An. Va dunque recuperata la spinta ideale del 1994, che voleva liberalizzare il Paese come del resto stiamo cercando di fare con tutte le difficoltà del caso. Ma occorre che il Pdl torni ad essere percepito come il movimento di riferimento del popolo delle partite Iva, dell’Italia che produce, ecc…
Come si supera l’attuale situazione di difficoltà del Pdl?
Lo farà ancora una volta Berlusconi. Ormai sono totalmente convinta che ci sarà un Predellino2, mediante il quale il nostro leader si rivolgerà ancora una volta – senza intermediazioni di sorta da parte di apparati o nomenclature – agli italiani. L’obiettivo sarà un partito autenticamente presidenziale, ovvero la forma moderna dei soggetti politici in Europa e nel mondo (il Predellino).

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