Giustizia Quotidiana

Intercettazioni, «tribunalini» e tende di Bari: parla il Guardasigilli Bonafede

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Inizia progressivamente ad entrare nel vivo l’attività del governo di Giuseppe Conte, e con questa anche quella dei rispettivi ministri. Al lavoro è anche il Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il titolare del dicastero di via Arenula è – per dirla con l’ex procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi – è ancora «in luna di miele», ma ha già affrontato la prima platea di toghe in attesa delle sue dichiarazioni. Ospite del convegno organizzato dal Csm nella Capitale, il neoministro non discute solo del tema all’ordine del giorno, ovvero la circolare in arrivo per la sistematizzazione degli uffici giudiziari, ma anche e soprattutto di intercettazioni, dei tribunali di piccole dimensioni recentemente soppressi e della crisi del tribunale di Bari, le cui aule sono state dichiarate inagibili, costringendo i magistrati ad esercitare le loro funzioni in tende allestite dalla protezione civile. 

Sul tema delle intercettazioni, si attendeva l’entrata in vigore della norma varata dal governo precedente nel dicembre dell’anno scorso. La vigenza della legge sarebbe iniziata il prossimo 12 luglio, ma il Guardasigilli ha già annunciato uno stop su questo iter. Da esponente dell’opposizione Bonafede si era già battuto contro il testo, definito «un bavaglio». Adesso assicura che «il provvedimento di blocco è già cominciato e la prossima settimana si riunirà il gruppo di lavoro che dovrà verificare quanti soldi finora sono stati spesi e cosa si può salvare». La posizione del ministro è salutata con grande approvazione da un applauso della platea, già appagata dalle parole del presidente di Anm, Francesco Menisci, il quale ha definito la norma precedente sulle intercettazioni come «non certo epocale, ma che crea distorsioni e danni ai diritti delle difese». Di intercettazioni parlava già il «contratto di governo», che pone fra gli obiettivi dell'esecutivo il «potenziamento» delle stesse

La norma avrebbe infatti imposto una prima selezione delle conversazioni già ad opera della polizia giudiziaria durante l’ascolto, con l’obiettivo di eliminare del tutto le conversazioni irrilevanti, senza neanche una previa trascrizione. Poche le voci levatesi a sostegno della legge. Fra queste, quella del procuratore di Torino Armando Spataro, rimasto però in minoranza anche rispetto alla posizione assunta dall’omologo capitolino, Giuseppe Pignatone, il quale in una nota trasmessa alle commissioni Giustizia della precedente legislatura aveva già evidenziato la necessità di modificare il testo.

Sulla questione dei cosiddetti «tribunalini», ovvero i piccoli tribunali chiusi durante la scorsa legislatura, Bonafede spiega come intende adempiere al punto del «contratto di governo» che ne prevederebbe la riapertura. «Il contratto – dice il ministro – non dice che saranno ripristinati, ma ci sono istanze, luoghi difficili da raggiunere oppure zone ad alta criminalità in cui il presidio di legalità ha un’importanza particolare». Il Guardasigilli promette che verrà fatta «un’analisi più dettagliata sulle singole situazioni eccezionali».  I magistrati applaudono nuovamente. 

Al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che chiede continuità su quanto di buono i precedenti governi hanno prodotto, Bonafede risponde che «la continuità è un valore». «Non intendo stravolgere quanto è stato fatto fino ad adesso – spiega il ministro – Sì al cambiamento, ma bisogna tenere quanto di buono è stato fatto: in via Arenula ho trovato un livello altissimo». «Il mio faro – garantisce il Guardasigilli – sarà sempre la tutela dei diritti». 

Un esempio per tutti sull’eredità positiva lasciata dal precedente governo è quello della norma sulla tenuità del fatto, salutata con favore anche dagli addetti ai lavori. «In sé può andare bene – commenta il ministro – ma non funzionano tutti gli interventi, perché hanno solo uno scopo deflattivo». È proprio il trend apparentemente positivo sull’arretrato civile a preoccupare i magistrati, ma Bonafede tende a rassicurarli: «Non contano solo i numeri, bisogna capire le ragioni della diminuzione dei processi, perché se la giustizia è troppo cara e chi vorebbe fare una causa non la fa, allora non vale». Sul caso del tribunale di Bari, il Guardasigilli ripudia l’opzione di nominare un commissario: «C’è il ministro, ci sono io, e sin dal mio insediamento ci ho messo la faccia».

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