Giustizia Quotidiana

Il presidente Leone all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario

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Anche per la magistratura tributaria non c'è «una questione morale» e i «casi di deviazione» che si sono verificati sono legati a «sporadiche responsabilità» di singoli. Ad affermarlo è il presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria Antonio Leone, nella sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario tributario. «Evidenzio che i casi registrati di deviazione non sono certo più numerosi di quelli riscontrati presso altre magistrature», ha detto Leone. «Questo – ha sottolineato Leone – non ci è di conforto, ovviamente, ma serve a mettere in rilievo come anche per questa magistratura, così come per tutte le altre non esiste una questione morale che possa ''bollare'' questa o quella giurisdizione. Si tratta di sporadiche responsabilità legate al comportamento dei singoli. Bisogna dirlo a chiare lettere: non ha alcun nesso la composizione mista delle Commissioni tributarie con episodi di corruttela, così come non lo ha in altre magistrature dove è prevista una medesima composizione».

«Qualsiasi intervento di riforma sotto il profilo ordinamentale vada a rafforzare, in ossequio all'articolo 111 della Costituzione, la terzietà ed imparzialità del giudice tributario, oltreché la sua 'tecnicalità». In particolare, secondo Leone, «deve essere pienamente indipendente dalla parti in causa in quanto chiamato a vagliare il corretto esercizio, ad opera dell'Amministrazione, dei poteri di controllo sull'adempimento degli obblighi di solidarietà dei contribuenti. Nell'attualità, invece, sotto il profilo dell'apparenza pare registrarsi un deficit di autonomia». Per il presidente «l'eventuale riforma deve fare del giudice tributario un giudice indipendente a competenza specialistica chiamato a verificare il corretto esercizio dei poteri della Pubblica Amministrazione, a sua volta chiamata, quest'ultima, a controllare il corretto principio di solidarietà fiscale».

Parlando poi de «I compensi dei giudici tributari» il presidente ha affermato che sono «inadeguati» e «insufficienti» rispetto «alla qualità e quantità del lavoro da essi svolto. Compensi non rispettosi della complessità e delicatezza di cause di rilevante interesse per il Paese e per le imprese». Precisando che «l'ultimo aumento (se così si può chiamare!) stipendiale risale al lontano anno 2002».

Leone ha poi sottolineato che «I tempi del giudizio tributario, in primo e secondo grado, si confermano come i più contenuti rispetto alla giurisdizione ordinaria e a quella amministrativa. Un dato, quindi, in assoluta controtendenza nel Paese che genera, sull'eccessiva durata dei processi, il maggior contenzioso presso la Corte di Strasburgo». «Ciò – ha detto  – costituisce sicuramente attuazione del dettato costituzionale in tema di ragionevole durata del processo». E, ha aggiunto, «garantire una risposta celere non può che rafforzare nel cittadino la fiducia nelle Istituzioni. 'giustizia ritardata è giustizia negata', predicava Montesquieu». «Il rito tributario non presenta particolari profili di criticità se confrontato con gli altri riti. La rapidità – ha evidenziato Leone – è certamente un punto a suo favore. Si potrebbe, poi, pensare a riti collocati in ambiti semplificati che riguardino cause di minore rilevanza economica. Ad esempio implementando e valorizzando l'istituto della mediazione».

In particolare, parlando di numeri, è opportuno ricordare che le controversie pervenute al 31 dicembre 2018 sono state 211.555, con una contrazione rispetto all'anno precedente, quando erano state 212.165, pari allo 0,33% in meno. Nel 2018 sono stati 153.681 i ricorsi provinciali, erano 148.533 nel 2017, e 57.874 gli appelli in sede regionale, erano 63.732 nel 2017. Il numero delle controversie decise nel 2018 è stato di 253.734, di cui 190.104 ricorsi e 63.630 appelli. Nel 2017 il loro numero era stato invece di 262.558, con un calo pari al 3,36%. Calo più accentuato a livello provinciale, con 12.729 controversie decise in meno. Importante è il considerevole aumento degli appelli decisi, pari al 6,54% rispetto al 2017. Il dato più significativo che voglio, però, rappresentare è quello della diminuzione complessiva delle pendenze, pari a 36.476 controversie in meno rispetto al 2017, con una percentuale che sfiora il 9%. Nello specifico, al 31 dicembre 2018, pendevano complessivamente 380.774 controversie a fronte delle 417.250 dell'anno precedente. Il calo c'è stato soprattutto a livello provinciale con un meno 12,33%, pari a 32.381 ricorsi.

Nel corso del suo intervento Leone ha anche affermato che «La composizione mista delle Commissioni tributarie rappresenta da sempre un valore aggiunto. Forse non compreso fino in fondo. I positivi risultati raggiunti dalla giustizia tributaria sono, infatti, anche il frutto di questa pluralità di esperienze e professionalità». Antonio Leone ha poi evidenziato che «al 31 dicembre 2018, i giudici tributari in servizio erano 2818. Di questi, 1578 sono magistrati togati delle varie magistrature».

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