Giustizia Quotidiana

Ergastolo per Binda, accusato del delitto Macchi

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Era attesa per oggi pomeriggio la sentenza del processo a carico di Stefano Binda, accusato dell’omicidio di Lidia Macchi. La studentessa era stata uccisa nei boschi del varesotto, con 29 coltellate dopo aver subito uno stupro. Solo 28 anni dopo venne formulata un’accusa contro Binda, che si è sempre dichiarato innocente. L’uomo era coetaneo della Macchi e come lei era uno scout, inoltre frequentavano lo stesso liceo. La svolta nelle indagini arrivò quando un’amica della vittima riconobbe la scrittura di Binda in una lettera pubblicata su un giornale locale.

I giudici della Corte d’assise di Varese hanno condannato il 50enne all’ergastolo per omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà. La pronuncia è arrivata dopo una riunione di 3 ore della corte in camera di consiglio, al termine della quale Orazio Muscato, che presiede la giuria, ha letto il dispositivo. Arriva così la prima sentenza di un tribunale italiano su quello che è un mistero lungo ormai 30 anni

Il sostituto procuratore Gemma Gualdi commenta entusiasta la sentenza: «È stata ristabilità la verità». Paola Bettoni, madre di Lidia Macchi, ha invece parlato con i giornalisti in lacrime. «Da una parte sono contenta, dall'altra penso a come si trova una mamma con un figlio in una situazione così. – ha spiegato la signora – Io ho perso Lidia, ma anche lei ha perso un figlio». Soddisfatto anche il legale di parte civile della famiglia Macchi, Daniele Pizzi, che ha descritto la sentenza come «giusta per Lidia, per tutta la sua famiglia e per tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerla». 


In disaccordo Sergio Martelli, avvocato della difesa di Binda. «Siamo in coscienza convinti che la soluzione adottata sia ingiusta» ha dichiarato l’avvocato. Il legale spiega che secondo lui è una «sentenza inaspettata anche se, trattandosi di un processo mediatico che ha fatto la storia di un tribunale, sapevo che il peso sarebbe stato notevole, non so poi se questo ha influito».

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