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Dopo VolksWagen, Renault. Tre mesi fa la ‘profezia’ dell’ex ministro Clini

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Scritto da Super User

renault“Solo lo sforamento” dei parametri CO2 o motori truccati? Un nuovo “Dieselgate” toccherebbe ora l’azienda automobilistica francese Renault. Il titolo arriva a perdere oltre il 20%. Vanno male anche gli altri titoli del settore e trascinano giù le Borse.

 

C’è chi l’aveva previsto, come l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini, che solo tre mesi fa scriveva sul quotidiano Il Tempo: «Come era prevedibile lo “scandalo Volkswagen” coinvolge anche BMW e non è escluso che sia esteso ad altre case automobilistiche. Infatti, l’origine non va ricercata in un’iniziativa illegale della Volkswagen, ma nel Regolamento europeo (CE n. 175/2007) che stabilisce, non solo i limiti di emissione per gli autoveicoli, ma anche le procedure di omologazione e monitoraggio».

 

Clini approfondiva ulteriormente il caso tedesco. «La contestazione delle autorità USA a Volkswagen riguarda dunque non una “truffa” evitabile, ma la contraddizione “strutturale” tra due diverse procedure di omologazione: l’applicazione da parte di Volkswagen, di un software per allineare le emissioni di omologazione a quelle reali è la conseguenza di questa contraddizione. Il governo tedesco sta affrontando la crisi richiamando da un lato le regole europee, e dall’altro affrontando in modo chiaro e “duro” la contraddizione con le regole USA che rischia di affossare le case automobilistiche europee e dare un vantaggio non colmabile ai produttori di auto elettriche e ibride americani e giapponesi. Mi auguro che la Germania sia in grado di superare la crisi accelerando i tempi europei per l’introduzione della procedura di omologazione WLTC da applicare anche ai veicoli EURO 6 già in circolazione: questo comporterà l’introduzione di nuovi dispositivi e l’innovazione della tecnologia dei motori. Certamente – sottolineava Clini – saranno necessari investimenti importanti, ma è meglio recuperare ora che farsi trascinare in una crisi che, proprio in base alle stime tedesche, potrebbe avere effetti economici e occupazionali gravi non solo per la Germania ma per tutti i paesi manifatturieri dell’Europa, prima tra tutti l’Italia».

 

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