Giustizia Quotidiana

Docenti universitari con “doppio lavoro”, le indagini della Guardia di finanza

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Sono già 411 i docenti universitari indagati per i casi di “doppio lavoro”. Nel mirino della Guardia di Finanza in particolare ci sono i dipartimenti di Ingegneria e Architettura. Gli accertamenti delle fiamme gialle hanno riguardato quest’anno tutti gli atenei del Paese, nei dipartimenti di Chimica, Medicina, Giurisprudenza ed Economia. È infatti un problema che interessa tutta l’Italia, quello dei professori universitari che hanno scelto un regime a tempo pieno, con il conseguente divieto di svolgere altre professioni se non su autorizzazione del Rettore, ma che poi intraprendono anche altri mestieri. Record negativo di casi per la Lombardia, al terzo posto il Lazio

L’inchiesta si chiama “Progetto Magistri” e da un numero iniziale di 172 verifiche oggi i controlli sono oltre il doppio. Circa il 60% dei soggetti sottoposti a questi controlli hanno rivelato delle irregolarità, per un danno che si stima attorno ai 42 milioni per le sole 172 verifiche iniziali. Quattordici di questi casi sono adesso al vaglio delle procure, che ipotizzano il reato di falso

La Lombardia, come già detto record negativo in questa classifica delle irregolarità, ha visto casi del genere avvicendarsi fra il Politecnico di Milano e le università di Brescia, Bergamo e Pavia. Anche la Campania non è da meno e segue infatti la Lombardia. Qui le irregolarità sono state rintracciate in 49 casi, mentre nel Lazio i docenti finiti sotto il mirino delle fiamme gialle sono 38, appartenenti a università come La Sapienza, Tor Vergata e Roma 3. A seguire l’Emilia Romagna con 31 casi e il Veneto con 30

Era stata la riforma Gelmini del 2010 a dare l’opportunità ai professori universitari di scegliere l’opzione a “tempo definito”, con la possibilità quindi di dedicarsi anche a professioni non incompatibili fuori dall’ateneo. L’obbiettivo era quello di un risparmio per la pubblica amministrazione, che avrebbe potuto pagare agli insegnati solo il tempo passato in aula. I docenti di Medicina e Chirurgia, poi, possono anche esercitare l’attività “intra moenia” scegliendo però per l’opzione a tempo pieno. Tuttavia molti docenti hanno preferito scegliere il tempo pieno, con il conseguente stipendio integrale, continuando però a svolgere professioni ulteriori. Questi dovranno corrispondere all’erario il danno commesso, e potranno essere anche processati per falso. 

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