«In diverse regioni italiane continua l'abbattimento dei pini mediterranei. In tutta la nazione si parla di un'ecatombe di migliaia di esemplari giudicati da alcune amministrazioni comunali 'pericolosi' o malati senza che vi siano studi adeguati a comprendere se esista una modalità d'intervento per sostenere i fusti. Nella Capitale scenari spettrali a Villa Glori e Villa Ada, ribattezzate dai comitati di quartiere locali 'le vallate della morte'. Solo a Roma ne sono stati abbattuti oltre 300 e nel Lazio circa 800. In corso Trieste nell'area Tiburtina fino alla Riserva di Procoio, nell'Agro pontino in provincia di Latina e in Campania si moltiplicano le proteste dei comitati e si raccolgono migliaia di firme su petizioni che chiedono di porre fine al disboscamento e l'abbattimento di alberi secolari espressione della storia di interi territori e che oggi rischia di essere cancellata. Una strage di polmoni verdi che sta creando un danno ambientale e paesaggistico non indifferente, senza che oltretutto ci sia un'adeguata comunicazione e preventiva motivazione ai cittadini, comprovata da perizie con cartellonistica informativa».

Lo dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di FdI. «Nel caso di Roma, l'eliminazione di alberature storiche stravolge anche l'aspetto di strade suggestive, e mentre in altre città europee il 'Pinus Pinea' viene mantenuto anche sui bordi delle strade in Italia vengono abbattuti senza appello. Ho depositato un'interrogazione in Parlamento per chiedere al ministro della Transizione ecologica Cingolani di fare chiarezza sull'operato delle amministrazioni comunali colpevoli di questo atto violento. Quali iniziative intenda assumere per salvare alberi secolari che rappresentano un bene pubblico, ambientale e paesaggistico, anche attraverso lo stanziamento di risorse economiche per garantire la cura degli alberi attaccati dalla cocciniglia e la loro manutenzione ordinaria».