Ambiente

Centrali idroelettriche, la siccità compromette la produzione

Scritto da vocealta

L’eccezionale carenza di pioggia e neve ha messo a dura prova la produzione di energia delle centrali idroelettriche. I gestori chiedono aiuto al governo.

In Italia sono presenti oltre quattromila centrali idroelettriche attive. In questo periodo normalmente la neve accumulata sulle Alpi durante l’inverno dovrebbe iniziare a sciogliersi e alimentare torrenti, fiumi e laghi, quindi i bacini essenziali al funzionamento delle centrali idroelettriche.

Il problema è che questo 2022 si è rivelato un anno anomalo, in molte regioni i primi mesi dell’anno sono stati protagonisti di un’inconsueta siccità: in montagna non c’è neve, torrenti che somigliano a rigagnoli, laghi con il livello troppo basso per favorite la produzione delle centrali idroelettriche che non riescono a mettere in moto le turbine.  Condizioni che non si vedevano da decenni.

La siccità rischia di mettere in ginocchio la produzione delle centrali idroelettriche fino al prossimo autunno, se nelle prossime settimane non arriveranno piogge abbondanti. Le conseguenze derivanti dalla perdita di una quota importante di produzione energetica non possono essere trascurate per il fabbisogno energetico del paese, sopratutto ora che i problemi di approvvigionamento sono aggravati dalla guerra in Ucraina.

«La siccità che stiamo affrontando è unica da quando esistono i sistemi di misurazione», spiega Paolo Taglioli, direttore generale di Assoidroelettrica, l’associazione di categoria che rappresenta 427 operatori, circa il 40 per cento delle società del settore per energia prodotta. «Possiamo inventarci qualsiasi cosa, ma se non piove o nevica siamo impotenti».

Terna, l’operatore che si occupa della gestione delle reti per la trasmissione dell’energia elettrica, registra 4.654 centrali idroelettriche in Italia per una potenza totale di 21,7 gigawatt, che corrispondono circa al 40 per cento della potenza di tutte le fonti rinnovabili in Italia.

Nel 2020, in termini di produzione energetica, l’idroelettrico ha raggiunto i 49,4 terawattora, il 17,6 per cento del fabbisogno nazionale da 280,5 terawattora, in crescita del 2,8 per cento rispetto al 2019. Il resto della produzione nazionale è stato garantito al 57,6 per cento da centrali termoelettriche alimentate con fonti non rinnovabili e al 24,7 per cento da eolico, geotermico, fotovoltaico e biomasse. La percentuale relativa all’idroelettrico potrebbe scendere nel 2022, se continuerà questa straordinaria siccità.

Negli ultimi giorni è arrivata qualche leggera pioggia nel Nord Ovest, ma dall’inizio dell’anno la situazione è rimasta per lo più critica. I flussi atlantici che solitamente portano perturbazioni verso il mar Mediterraneo sono stati bloccati da anomali anticicloni che hanno dato spazio al bel tempo. Rispetto a febbraio, le temperature delle ultime settimane si sono abbassate in gran parte delle regioni italiane, ma non sono arrivate precipitazioni se non piuttosto limitate e circoscritte al Sud.

Già ottobre e novembre si erano rivelati mesi molto secchi rispetto alla normalità, ora la situazione continua a peggiorare. «Viene giustamente chiesto se arriveranno, almeno nel medio periodo, piogge significative al nord. La risposta, purtroppo, è sempre la stessa: no», ha scritto Giulio Betti, meteorologo del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e dell’AMPRO, l’associazione dei meteorologi professionisti. «Come ipotizzato, marzo non ha dato e probabilmente non darà un contributo. La situazione è oggettivamente difficile».

La scorsa settimana è stata convocata, da parte dell’autorità distrettuale del fiume Po, una riunione dell’Osservatorio permanete sulle crisi idriche. Durante l’incontro sono emersi dati sconcertanti: le registrazioni idrometriche, ovvero le misurazioni del livello dell’acqua del fiume Po che attraversa le regioni del Nord, hanno raggiunto le quote più basse degli ultimi trent’anni. La situazione peggiore è stata segnalata a Piacenza, -0,49 metri per 293 metri cubi al secondo, mentre a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, l’acqua ha raggiunto quota -5,88 metri con 639 metri cubi al secondo. Minimi storici registrati anche a Boretto, in provincia di Reggio Emilia, e Borgoforte, in provincia di Mantova.

Secondo Arpa Lombardia, agenzia regionale di protezione ambientale, alla fine di febbraio le riserve idriche lombarde, costituite dall’acqua contenuta nei grandi laghi e negli invasi artificiali, era il 53,5 % in meno rispetto alla media del periodo tra il 2006 e il 2020.

Dunque, è chiaro che la mancanza di acqua influisca direttamente sulla produzione di energia nelle centrali: alcune si sono fermate, altre hanno ridotto al 10% della potenza totale la produzione. Gli operatori del settore, però, temono che gli effetti saranno peggiori e ancora più evidenti nei mesi estivi. Con il livello dei fiumi così basso si andrà incontro a una stagione complicata: «I nevai sono scarni e non possiamo arrivare all’autunno in queste condizioni. L’unico luogo in Italia dove c’è una discreta scorta di acqua è l’Appennino tra l’Abruzzo e le Marche. Non ci resta altro che sperare nella pioggia e chiedere aiuto al governo», spiega Taglioli.

Assoidroelettrica ha scritto al presidente del Consiglio Mario Draghi e al capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio per chiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale, indispensabile per ottenere un sostegno economico e soprattutto per consentire ai gestori di sospendere le rate di mutui e leasing, il pagamento del canone idrico di concessione e dei sovracanoni.

Inoltre, l’associazione dei gestori chiede al governo di rivedere il prelievo sugli extra profitti annunciato a fine gennaio per ridurre il costo delle bollette per le famiglie, inserito in un emendamento al decreto Sostegni ter, poi modificato e compreso nel decreto Antifrodi. Le nuove regole prevedono un meccanismo di doppia compensazione sul prezzo dell’energia elettrica per gli impianti di potenza superiore ai 20 kilowatt che non accedono agli incentivi e che sono stati aperti prima del 2010. In sostanza, il decreto prevede che chi gestisce impianti idroelettrici, e in generale impianti che sfruttano energia rinnovabile, non potrà guadagnare dalla variazione del prezzo del mercato. La doppia compensazione sarà amministrata dal GSE, il gestore dei servizi elettrici.

Assoidroelettrica ha stimato una riduzione del 70 per cento dei ricavi. «Ho scritto a Draghi per spiegare la nostra situazione: con il prezzo dell’energia in crescita, chi produce energia rinnovabile dovrebbe essere sostenuto, non penalizzato», dice Taglioli. «Le aziende energivore sono in grado di trovare altri modi per compensare le perdite, noi anche volendo non possiamo».

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