Un esemplare di capodoglio femmina di 8 metri per 7 tonnellate si è spiaggiato presso Porto Cervo, in Sardegna. I biologi hanno rinvenuto dentro la pancia dell’animale 22 chili di materiale di ogni tipo, soprattutto plastica. L’immondizia probabilmente ha anche causato l’aborto di un feto di oltre due metri rinvenuto nel ventre.

Inizialmente si era pensato ad uno scontro con una nave o un grande yatch che proprio in questo periodo cominciano a fare vela verso Arzachena e il nord della Sardegna. Invece nella pancia dell’animale sono state ritrovate persino buste con il codice a barre ancora intatto.

Racconta Cinzia Centelleghe, componente dell’equipe dell’Università di Padova che sta studiando l’animale: «Questo è uno degli esemplari che aveva ingerito la quantità maggiore di plastica». «Nello stomaco – prosegue - abbiamo trovato piatti, lenze, un sacchetto di detersivo con la marca ancora ben leggibile, ma anche una rete da pesca, sacchetti e teli vari».

Stessa sorte probabilmente per due tartarughe caretta-caretta rinvenute ieri sempre in Sardegna. I due rettili marini sono stati raccolti sulla superficie del mare in difficoltà e molto probabilmente secondo gli specialisti di Oristano anch’esse hanno ingerito della plastica. Senza dover ricorrere ad allarmismi, la preoccupazione degli scienziati è fondata. Il cetaceo era probabilmente uno degli animali che abitano il santuario dei cetacei che si estende tra la Liguria, la Toscana e la Corsica, un’importante area marina protetta.

Commenta Luca Bittau, biologo della onlus SeaMe: «Vedere tutto questo materiale nello stomaco di questo animale ci ha lasciati tutti sgomenti. Questa situazione deve rappresentare un monito per quello che noi stiamo facendo a questi animali, al nostro mare e a noi stessi».