Salute

Alzheimer, la speranza risiede nella ricerca

Scritto da vocealta

In questi giorni l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha reso noto che la settima causa di morte nel mondo sono le malattie neurodegenerative. Fra loro, quella che desta più preoccupazione è l’Alzheimer (che rappresenta il 60% di tutte le forme di demenza).

Prima gli sbalzi d’umore, poi la demenza totale. L’ Alzheimer ad oggi colpisce 40 milioni di persone nel mondo. In Italia, ogni anno si verificano ben 150mila nuovi casi.

La Ricerca sta tentando di trovare la via d’uscita ma, purtroppo, gli studi mostrano solo vari fallimenti, anche se miglioramenti sono stati ottenuti nella gestione della patologia.

In concomitanza con la Giornata mondiale dell’Alzheimer che si celebra il 21 settembre, appare di rilievo la scoperta di nuove molecole (in sperimentazione) con effetti promettenti. Istituita nel 1994 dall’Oms, la Giornata Mondiale fa leva sulla consapevolezza dell’opinione pubblica su questa grave malattia, e quest’anno porta anche un messaggio di speranza.

Gli scienziati credono nella forza della molecola donanemab che ha dimostrato la possibilità di rallentare il tasso di declino dell’attività cognitiva e funzionale. La sperimentazione proseguirà con un nuovo studio su 500 pazienti.

Ma come si compone questa molecola? È un anticorpo messo a punto per rimuovere, a livello cerebrale, le placche di proteina beta amiloide, correlate alla malattia. Ha effettivamente dimostrato un rallentamento del tasso di declino dell’attività cognitiva e funzionale del 32% rispetto al placebo.

Un altro annuncio è terreno fertile per i nuovi possibili sviluppi terapeutici: i ricercatori dell’Istituto Neurologico Carlo Besta in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri hanno una nuova molecola anti-Alzheimer. Si tratta di un composto organico somministrato per via intranasale nelle fasi precoci della malattia che, nello studio su topi, inibisce l’accumulo della proteina beta amiloide proteggendo i neuroni dai suoi effetti tossici. Si concentra anche sulla combinazione di due farmaci già esistenti che hanno determinato una nuova molecola, la nitromemantina, in grado di vincere nella battaglia contro l’Alzheimer, ripristinando le connessioni nervose danneggiate. Lo studio, coordinato dall’Istituto di ricerca medico statunitense Sanford-Burnham, si occupa ora della fase dei test clinici. Inoltre, un recente studio dell’Università di Ferrara ha dimostrato che i farmaci in uso oggi, gli inibitori della acetilcolinesterasi (AChEI), sono indubbiamente utili anche se la loro efficacia non era stata confermata prima. Oggi, è stato provato che rallentano il declino delle funzioni cognitive nel tempo e riducono la mortalità di circa il 40%.

Una ricerca dell’Università di Washington riporta che, in Italia, il numero delle persone con demenza aumenterà del 56% entro il 2050, quando le persone colpite saranno 2.316.951. Nel mondo, invece, la previsione è di 139 milioni entro il 2050. La prognosi media della malattia di Alzheimer è di 12 anni e le persone coinvolte nell’assistenza sono 3 mln, soprattutto donne.

 «Abbiamo bisogno di gente qualificata che ci aiuti. Io assisto da due anni mia suocera e non ce la faccio più», questa è una delle 10mila richieste di aiuto che giungono ogni anno dai caregiver alla Linea Verde di Aima. Quando si tratta dei nostri cari, la situazione diventa logorante e urgente, necessitando di supporto sociale. Un’iniziativa in tal senso sarà messa in campo da Aima proprio il 21 settembre: una squadra di dieci psicologi qualificati sarà a disposizione per offire colloqui gratuiti ai caregiver dei pazienti.

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