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9 maggio giorno della memoria

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Dopo un sequestro durato 55 giorni, il cadavere del presidente democristiano Aldo Moro viene ritrovato il 9 Maggio 1978 nel portabagagli di una Renault rossa che le Brigate Rosse avevano parcheggiato in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci.

 

Il rapimento del presidente democristiano era avvenuto il 16 marzo 1978, quando un commando sequestrò l’onorevole Moro in via Fani, a Roma, trucidando i cinque agenti della scorta. Si trattava di Raffaele Inozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.

 

Dopo ben 55 giorni di prigionia durante i quali i brigatisti cercarono di trattare con lo Stato senza riuscire a ottenere nulla, Moro venne barbaramente ucciso. Lo misero nel bagagliaio di una Renault rossa rubata il 2 marzo e gli imposero di coprirsi con una coperta, facendogli credere che volevano solo spostarlo in un altro luogo. In realtà lo uccisero con 10 colpi di arma da fuoco.

 

Questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio, e il presidente della Regione Nicola Zingaretti hanno deposte le corone d'alloro per il 41esimo anniversario della morte di Aldo MoroPresente anche una delegazione del Pd con i capigruppo del Senato e della Camera, Andrea Marcucci, e Graziano Delrio.

 

Il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, che in base alla legge istitutiva si tiene ogni anno il 9 maggio, giorno del ritrovamento nel 1978 del corpo diAldo Moro, viene commemorato quest'anno alla Camera alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

 

Nell'Aula di Montecitorio, sui cui scranni siederanno famigliari delle vittime di attentati e stragi della storia del terrorismo in Italia, quest'anno verranno ricordati in particolare i cinquant'anni dalla strage di piazza Fontana, il quarantennale dell'omicidio del magistrato Emilio Alessandrini e il ventennale dell'omicidio dell'economista Massimo D'Antona.

 

A partire dalle ore 11, gli eventi sono stati rievocati negli interventi dello scrittore Carlo Lucarelli, del presidente dell'Associazione famigliari delle vittime di piazza Fontana, Carlo Arnoldi, della giornalista Benedetta Tobagi e della vedova di Massimo D'Antona, Olga D'Antona.

 

Carlo Arnoldi ha raccontato «Ricordo con dolore ma con orgoglio il giorno dei funerali, 300 mila milanesi riempivano piazza Duomo con silenzio, senza bandiera e striscioni, solo silenzio, ricordo i nostri passi mentre accompagnavamo i nostri cari e quel silenzio fu la prima risposta. Dopo aver partecipato ai processi abbiamo subito un ultimo pesantissimo colpo, il 3 maggio 2005 la Cassazione assolveva gli imputati e ci condannava a pagare anche le spese processuali, per noi familiari fu una mazzata terribile. Oltre al danno la beffa, ma non ci siamo fermati, dal 3 maggio 2005 ci siamo tolti l'abito di vittime e abbiamo indossato quello di testimoni per far conoscere ai giovani la verità storica di piazza Fontana. Siamo stanchi di sentire che non si sa chi sia stato, si sa tutto. Un Paese che non ha memoria è un Paese che non ha futuro».

 

In Aula ha preso la parola anche Olga D'Antona, vedova dell'economista Massimo D'Antona che ha detto: «Non avrei mai immaginato che un evento simile potesse coinvolgere la mia famiglia. Ho potuto guardare in faccia gli assassini di mio marito qualche anno dopo, la sensazione che ho provato nel constatare l'irragionevolezza delle loro argomentazioni, era che non fossero all'altezza del male che avevano procurato, pensai che avevano devastato la mia famiglia ma anche le loro vite».

 

La vedova D'Antona ha concluso la sua testimonianza sottolineando come l'impegno dei familiari delle vittime del terrorismo sia mirato a «contrastare ogni forma di violenza, manifestazione di odio e ogni forma di razzismo. Il nostro impegno e' mantenere la memoria, cosi' cerchiamo di assolvere in nostro compito morale e civile».

 

Nel suo intervento il presidente della Camera, Roberto Fico, ha dettoLa Repubblica ha il dovere di cercare la verità e la giustizia con determinazione senza esitazione, superando anche a distanza di decenni i depistaggi, le complicità, le omissioni poste in essere anche da parte di settori deviati dello Stato» ed ha aggiunto «La prima e più importante risposta da dare è quella di fare piena luce sui troppi omicidi, stragi senza mandanti, moventi e colpevoli accertati e condannati», sottolineando come sia arrivato il momento per le istituzione di « dimostrare tutta la propria volontà di non accontentarsi di brandelli di verità». Secondo il presidente della Camera, quindi, «occorre comprendere come proseguire in questo percorso di verità e di trasparenza che è essenziale per lo Stato e per la salute della democrazia».

 

Il presidente della Camera e il capo dello Stato, Sergio Mattarella, hanno poi premiato le scuole vincitrici del concorso nazionale "Tracce di memoria".

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