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Prime pagine 

Terremoto, lite con l’Europa

Raggi sotto assedio tratta con la procura sul patteggiamento

Inaugurazione anno giudiziario, la Cassazione critica i modelli mediatici

I vescovi alla politica: «Non avete fatto il vostro lavoro»

Intesa Sanpaolo sfida i banchieri francesi: «Cresceremo ancora»

Accordo sulla legge per i vaccini: obbligatori per scuole e nidi

Oggi la Giornata della Memoria

 

Sisma e Neve

Al Rigopiano recuperati gli ultimi corpi delle 29 vittime. Maria Corbi sulla Stampa ne racconta le storie: “La Spoon River dell’Hotel Rigopiano. Il resort trasformato in tomba di ghiaccio ha inghiottito 29 persone. Il pilota, l’allenatore, l’infermiera: ecco le loro storie”.

Nel suo reportage sul Corriere della Sera, Giusi Fasano descrive l’impatto emotivo che provocano i resti del Rigopiano: “Nel cratere del Rigopiano. Il tabellone del Monopoli, un punto colorato nel grigio delle macerie. L’hotel sommerso da 4 metri di neve. I faggi infilati come frecce”.

Goffredo Buccini sul Corriere della Sera spiega le mosse del Governo alla base della controriforma della Protezione civile: “una riforma della riforma della riforma” che ricerchi un punto equilibrio senza tornare ai superpoteri ma superando le paralisi del localismo.

 

Politica

Il direttore del Foglio Claudio Cerasa si chiede se, a ventitré anni dalla discesa in campo, il berlusconismo stia vincendo in Italia. La risposta la fornisce direttamente il leader di Fi Silvio Berlusconi, in un’intervista a tutto campo: «Gli italiani hanno il diritto di scegliere da chi vogliono essere governati ma sull’Italicum l’esigenza di un passaggio parlamentare c’è». Su Renzi: «E’ il leader del suo partito. Non c’è nulla di strano nel fatto che, se vince le elezioni, guidi il governo. Se un giorno decidesse di diventare moderato, lasciasse il Pd e chiedesse di iscriversi a Forza Italia, immagino che non mi opporrei». Su La Le Pen: «Pur dando voce a sentimenti diffusi e legittimi, rappresenta una cultura, una storia e una visione lontana dalla mia». Su Trump: «Il protezionismo nella storia non ha mai funzionato proprio perché è il contrario del libero mercato».

Sulla legge elettorale duro l’attacco dei vescovi che accusano la classe politica: «Non ha fatto il suo mestiere». La politica stessa intanto continua a dividersi sulla riforma. Tra gli altri, Marco Galluzzo sul Corsera: “Nel dibattito seguito alla sentenza della Consulta un punto fermo viene dalla Cei, Conferenza episcopale italiana. Il segretario generale Galantino: «Mi pare sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura. Tutto questo non è normale»”.

L’ex premier Pd, Romano Prodi, intervistato da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera: «Siamo messi male se io sono il Messia. Bisogna avere il senso del tempo: io ho 78 anni. Queste cose devono farle i giovani». Dei quali però dice: «Sono una delusione, lo sono sempre». E sulla legge elettorale: «La legge elettorale non deve fotografare il Paese, deve forgiarlo. Con i partiti di oggi il sistema proporzionale non può che aumentare la frammentazione. Io mi oriento verso il maggioritario uninominale con i collegi molto piccoli, che permettano alla classe dirigente di formarsi».

Goffredo De Marchis su Repubblica fotografa la situazione politica del post Consulta: “Sulla legge elettorale, dopo la sentenza della Consulta, bisogna muovere le pedine e capire chi fa sul serio. Renzi: «Tratto fino a Marzo» e congela il Mattarellum. Il leader del M5S Grillo, appellandosi al Quirinale: «Paese al limite, fateci votare con quelle norme»”.

Tommaso Ciriaco su Repubblica immagina la composizione della Camera se si dovesse tornare al voto con il nuovo Italicum vidimato dalla consulta: “Mezza Camera di ‘nominati’ grazie al trampolino dei capilista bloccati, l’altra metà eletta a suon di preferenze. Eccola la fotografia di Montecitorio nella prossima legislatura: 350 deputati nominati che mettono il Parlamento in mano ai leader di partito. Tra i dem il caso di chi è in Parlamento da più di 15 anni: lo statuto li esclude”.

Dopo la sentenza della Consulta cade il veto del capo dello Stato sulle elezioni anticipate. Nel Pd è guerra sulle urne. Il presidente del Senato Grasso: «Niente fretta». Lo scrive Pasquale Napolitano sul Giornale.

Francesco Provinciali sulla Stampa lancia la sua provocazione dopo la pronuncia della Consulta sull’Italicum: “La vera rivoluzione consisterebbe in un radicale cambiamento della classe dirigente”.

 

Economia

Italia e Bruxelles in lite: scoppia il caso terremoto. Ne scrive, tra gli altri, Ivo Caizzi sul Corriere della Sera: “Lite Italia-Europa sulla manovra. Per il commissario Ue, Pierre Moscovici, «le nuove spese per il terremoto» devono rimanere «fuori dal negoziato». L’Italia risponde che «non ci fermeremo». E il ministro Padoan: «La risposta all’Ue sulle misure di aggiustamento arriverà in tempo».

Alberto D’Argenio su Repubblica illustra il piano B del governo per le politiche economiche in Europa: “Nella difficile trattativa con la Commissione, Roma non esclude più l’ipotesi di una procedura per debito eccessivo. Renzi contrario a interventi durante la campagna elettorale”.

“Intesa Sanpaolo è pronta ad una grande aggregazione”, lo scrivono sul Sole 24 Ore Marco Ferrando e Laura Galvagni, che poi spiegano: “Queste sono le condizioni dell’ad Messina: non diluire la forza patrimoniale, mantenere un forte flusso di dividendi. Il prezzo deve essere giusto. Intanto le Generali studiano le contromosse al piano Intesa: Jp Morgan in pole per il mandato. No comment del ministro Padoan: «E’ un’operazione di mercato»”.

Risale lo spread, tra Btp e Bund toccati i 174 punti, ai massimi dal 2015. Ne scrive Repubblica.

 

Esteri 

Giuseppe Sarcina sul Corsera riferisce del primo incontro tra la May e Trump: “Oggi Donald Trump incontra a Washington la premier inglese Theresa May. Sul Summit pesa un’intervista del neo presidente: «La tortura? Secondo me funziona». Imbarazzo a Londra. E sul muro è crisi tra Usa e Messico”.

Paola Del Vecchio sul Messaggero intervista i premier spagnolo Rajoy: «Non si possono avere livelli di deficit insostenibili, come quelli che è arrivata ad avere la Spagna nel 2011, intorno al 9%. Non si può spendere più di ciò che si ha. Detto questo c’è bisogno anche che le norme e le procedure di controllo del deficit siano flessibili, si adattino alle circostanze».

Interessante reportage di Giuliano Foschini sul Venerdì di Repubblica nel quale racconta il suo viaggio al Cairo tra gli ambulanti di Giulio Regeni: “A un anno dalla morte siamo tornati al Cairo per incontrare i venditori di strada che Giulio Regeni stava studiando e che voleva aiutare. Pagano il pizzo ai grossisti e si fanno la guerra per conquistare le strade”.

 

Giustizia

Sul Messaggero ampio resoconto dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza del capo dello Stato: “Affondo del Primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Nella sua relazione ha puntato il dito contro le ‘distorsioni’ del processo mediatico accusando i pm di autoreferenzialità, bollando la lungaggine delle indagini, indicando la necessità di «aprire finestre di controllo» sulle inchieste per evitare che poi l’opinione pubblica sia disorientatata davanti ai proscioglimenti o a condanne troppo miti. Ma l’Anm diserta: «Il governo ci ha mentito»”. Ne scrive anche Giuseppe Alberto Falci sulla Stampa.

Virginia Piccolillo intervista sul Corriere della Sera Luca Palamara, membro togato del Csm, già presidente dell’Anm: «il conflitto tra giustizia attesa e applicata è una patologia autentica che purtroppo, in alcuni casi, caratterizza il lavoro delle Procure. Spesso si enfatizza eccessivamente l’attenzione sulla prima parte dell’indagine che, a volte, dura troppo a lungo e l’eventuale ribaltamento arriva troppo tardi. Credo che però vada dato un riconoscimento all’impegno e all’attività delicatissima che i pm svolgono come presidio del controllo di legalità».

Sempre tra le pagine dello stesso quotidiano, intervista all’avvocato Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione camere penali: «E’ meglio se il controllo sull’operato dei pm venga da un giudice terzo, separato nella carriera dal magistrato. La deriva giustizial-populista non consente di perdere tempo».

Nella contro-cerimonia all’inaugurazione dell’anno giudiziario in protesta contro il decreto che lascia il primo giudice al suo posto, Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm attacca la riforma e ingaggia un duello a distanza con Canzio, primo presidente della Corte di Cassazione. Ne scrive Giovanni Bianconi sul Corsera

Anche Liana Milella su Repubblica racconta lo scontro a distanza tra i togati: “Toghe contro toghe. Il presidente della Cassazione: «Più controlli sui Pm». Davigo: «Le norme ci sono già». L’Anm diserta l’inaugurazione per protesta: «Il governo non può scegliersi i giudici».

Edoardo Izzo e Ilario Lombardo sulla Stampa riportano le intercettazioni nelle quali la sindaca Raggi si sfoga contro Grillo. Ora tratta per il patteggiamento: “«Le nomine di Minenna e Ranieri mi sono state imposte ma il sindaco sono io». Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta della procura capitolina lo sfogo di Virginia Raggi contro Grillo e Casaleggio jr. La sindaca tratta per il patteggiamento”. Fiorenza Sarzanini sul Corsera precisa: “Di fronte al rischio di una condanna superiore ai tre anni, Virginia Raggi valuta di patteggiare con i pm, per i quali però l’eventuale accordo non potrà essere inferiore alla pena di un anno e due mesi”.

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