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25 aprile, Sinistra afona e incapace di vedere i totalitarismi

Ci sono modi diversi di ricordare la lotta antifascista. Una è quella adottata fin dal 1946 dalla sinistra comunista, appropriarsene, perché la resistenza e l’antifascismo – si sa – sono patrimonio solo dei comunisti e dei loro eredi, e renderlo uno strumento di lotta politica. Un altro è interpretare i valori dell’antifascismo, o forse sarebbe meglio dire dell’antitotalitarismo, rivedendoli alla luce del presente. E chi è oggi, nel mondo, l’erede del male assoluto rappresentato da Hitler? Chi ha un regime totalitario assai più spietato dei regimi fascisti che furono di Mussolini, Franco, Salazar, Pinochet? Chi costituisce per l’Europa e per il mondo una minaccia paragonabile a Stalin? Per la Sinistra italiana, il mito della Resistenza deve essere ancora agitato contro Berlusconi. E ciò al punto che l’Unità, il 23 aprile, titola in apertura ‹‹Rischio regime›› con tanto di architettura fascista di sfondo. E ancora: ‹‹25 aprile. Napolitano difende la Costituzione. La continua denuncia dell’ingovernabilità può condurre a soluzioni autoritarie››. Dulcis in fundo la dichiarazione del presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: ‹‹Parecchi nel centro destra vorrebbero la parificazione della Resistenza con la Repubblica sociale. Ma questo sarebbe un travisamento della realtà. Il giudizio su Salò non può dimenticare che quell’avventura appoggiò la causa del nazismo››. Ecco divisa la mela: da una parte la Sinistra degli antifascisti, dall’altra il centro destra, erede di chi si è macchiato dell’alleanza con chi sterminava gli ebrei (e non solo loro) nei campi di concentramento. Una versione di comodo rotta definitivamente da Berlusconi ma che a sinistra qualcuno si ostina a coltivare.
Perché questa sinistra, questo partito che si dice ‘democratico’, non abbandona una volta per tutte la retorica della propaganda politica e combatte la vera battaglia, quella contro i totalitarismi di oggi? Dove sono le manifestazioni contro il sanguinario regime israeliano, che non conosce libertà e democrazia, che desidera la distruzione dello Stato d’Israele e lo sterminio della razza ebraica? Di fronte alla gravità della minaccia nucleare iraniana e al pericoloso furore ideologico che guida Ahmdinejad, invece, ancora oggi la nostra sinistra si interroga sul grado di affidabilità democratica del centro destra, specula sulle sciocche battute del sindaco di Parigi e cavalca le parole di esponenti politicizzati dell’Anpi come il presidente della sezione di Roma, Massimo Rendina, che afferma a proposito del 25 aprile: ‹‹Questo non è un 25 aprile come gli altri. C’è un governo che vuole cambiare la Costituzione, una democrazia che si sta deteriorando al suo interno e un rischio di autoritarismo››. Un rischio di autoritarismo?!
E cosa accade intanto in Iran? I fondamentalisti islamici del presidente iraniano perseguitano le minoranze etniche, opprimono quelle religiose, disprezzano e discriminano le donne e impiccano gli omosessuali. E poi vediamo gli esponenti del Pd che saltano sulla sedia se Alemanno non concede il patrocinio del Campidoglio al Gay Pride. Roba da matti!
Ma c’è poi da stupirsi? La politica estera italiana è stata guidata tra il 2006 e il 2008 da un signore, Massimo D’Alema, che marciava convintamente a fianco degli inviati dei Fratelli musulmana in Europa, difendendo organizzazioni terroristiche come Hamas in nome del dialogo.
E cosa è accaduto di fronte allo scontro tra Israele e Hamas, pochi mesi fa? Che la sinistra antifascista di casa nostra, anziché condannare Hamas, ha il più delle volte parificato la reazione israeliana con la sempre più insidiosa e assassina minaccia terrorista palestinese.
Qual è la voce di verità che leva la sinistra italiana per insegnare alle nuove generazioni il vero significato della libertà e indicare chi, nel mondo, la schiaccia?
Si poteva leggere a pagina 3 dell’Unità di giovedì: ‹‹Dico ai giovani – a parlare è ancora il presidente romano dell’Anpi, Rendina – impadronitevi del vocabolari, stanno falsificando anche quello. Vedi la parola ‘libertà’: la ritrovi persino in bocca alla mafia. Ma poi hai un premier che nomina i suoi parlamentari e sussulti di libertà solo con il voto segreto››.
Ora Berlusconi, dopo aver celebrato per quindici anni l’anticomunismo come valore, si riappropria di ciò che per anni la sinistra aveva rubato e, basti pensare al caso di Letizia Moratti, anche violentemente conservato: la memoria antifascista.
E la cosa più patetica è assistere ad una sinistra che, dopo cinquant’anni di grida sul 25 aprile  e sulla Resistenza, giunge ormai afona e incapace di parlare agli italiani. Per troppo tempo ha strumentalizzato, per troppo tempo ha speculato sulla retorica della guerra di liberazione. E adesso nessuno è più disposto a dare credito a questi signori.

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