È buio; sono le prime ore del mattino. Il motore si blocca, c’è qualcosa che non va, ma non è un gran problema: sono pochissime le miglia che li separano dall’isola. Gli occhi puntano Lampedusa. Per farsi notare da vicini pescherecci e in balia del mare, si dà alle fiamme un panno, ma non viene comunicato agli uomini a bordo. Si pensa sia un incendio: scoppia il caos. Tutti i migranti si ammassano su un lato dell’imbarcazione. Il danno è fatto: da quel momento il sogno diventa incubo. Muoiono 368 anime. Quasi 100 le donne e i bambini che non ce l’hanno fatta.

Sono passati poco più di sette anni da quel 3 ottobre 2013 e le regole sull’immigrazione sono state oggetto di campagne politiche, fake news e decreti. L’ultimo, quello promosso dal governo giallorosso ieri sera in Consiglio dei ministri, ne modifica un altro, quello dell’altro governo Conte: non il secondo, il primo. Dal governo gialloverde a quello giallorosso è passato poco più di un anno, nel mezzo è successo di tutto, e l’approccio nei confronti delle istituzioni e degli argomenti più caldi della politica italiana è radicalmente cambiato. Questo lo scenario in cui si inquadra la modifica dei tanto discussi “Decreti Salvini” o “Decreti Sicurezza”, che dir si voglia.

Infatti, dopo mesi di trattative tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, forte della “vittoria” alle regionali appena concluse, ne è stata approvata la modifica.

Innanzitutto, le tanto discusse multe che avrebbero dovuto sostenere le ONG, che secondo il decreto promosso da Salvini avrebbero dovuto pagare fino a 1 milione di euro, sono state ridotte: da sei zeri si passa a non più di 50mila euro, con annessa eliminazione delle sanzioni amministrative, quali, ad esempio, il fermo dell’imbarcazione. Ancora presente, però, il rischio di reclusione fino a due anni «nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare».

Ancora più discussa, e molto criticata dal centrosinistra, fu la chiusura degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), giudicati molto efficaci in termini di integrazione sociale. Ecco allora che, con il PD al governo, tornano a esistere, ma sotto il nome di SIPROIMI.

Elemento importante è sicuramente l’introduzione della nuova “protezione speciale”, lontana parente di quella umanitaria (eliminata sempre da Salvini). Questo strumento permette a tutti coloro che, se rimpatriati, rischierebbero “trattamenti inumani o degradanti” di essere, appunto, protetti dallo stato italiano. In questo modo, tra l’altro, i richiedenti asilo potranno richiedere una carta di identità valida per tre anni.

Inoltre, si è anche prevista la riduzione del tempo massimo per il riconoscimento della cittadinanza, ora a 36 mesi, e quello nei centri per i rimpatri, non più di 90 giorni.

Decreti che quindi non rivoluzionano le leggi esistenti, ma che iniziano un percorso di revisione. Insomma, Decreti Salvini che diventano sempre più Decreti Sicurezza.