La ripresa delle attività lavorative tocca anche il settore agricolo, e con esso si pone al centro del dibattito la questione dei braccianti a cui, durante il periodo di emergenza sanitaria, è scaduto il permesso di soggiorno. A seguito dei lavori che hanno coinvolto i ministro dell’Interno, delle Politiche agricole, del Lavoro e del Sud, è stato raggiunto l’accordo per una proroga di tre mesi dei permessi di soggiorno sia per il settore agricolo che per il lavoro domestico.

Diverse le proposte che si sono alternate. In partenza, i ministri Teresa Bellanova e Giuseppe Provenzano proponevano una proroga di sei mesi del permesso di soggiorno per i lavoratori cui era scaduto il contratto di lavoro. Di diverso avviso il ministro Nunzia Catalfo, esponente del Movimento 5 Stelle, partito che risulta diviso sul tema, a cominciare dall’attuale capo politico, Vito Crimi.

La misura attuale di tre mesi punta inoltre verso una regolarizzazione attraverso la richiesta del datore di lavoro, che dovrà versare un contributo allo stato. Il provvedimento concerne esclusivamente quelli già presenti da tempo in Italia, ovvero dovrebbe riguardare all’incirca 300mila lavoratori qualora tutti i datori di lavoro si assumessero l’onere di regolarizzare un dipendente. Gli uffici legislativi dei ministeri dovranno ora predisporre e limare il testo, per poi essere valutato dai capidelegazione del Governo che valuteranno se inserirlo nel decreto maggio del cdm di domani.

Il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, ha affermato che è necessario provvedere alla regolarizzazione per poter garantire una «emersione di ciò che non è regolarmente presente sul territorio per fini anche di tutela della sicurezza e della sanità». Durante l’audizione alla Camera del “Comitato parlamentare di controllo su Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione”, ha aggiunto inoltre che «parlando di “invisibili”, non possiamo gestire ai fini della sicurezza sanitaria ciò che non vediamo».

La reazione politica avversa in opposizione di Matteo Salvini non si è fatta attendere, il quale sostiene: «Noi seguiamo le regole, come fanno tanti commercianti incredibilmente multati. Nel rispetto delle regole se ci sarà una sanatoria di centinaia di migliaia di abusivi protesteremo a nome degli italiani sia nelle aule del parlamento che fuori dalle aule del parlamento», arrivando a minacciare di scendere in piazza.