L’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO), ovvero l’alleanza difensiva istituita nel 1949 tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda, ha celebrato ieri i suoi settant’anni a Londra (Watford) durante un incontro dei capi di Stato aderenti. I rappresentanti dei 29 paesi membri (Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America, Turchia e Ungheria) hanno adottato una dichiarazione congiunta d’intenti.

Ad aprire i lavori il premier britannico Boris Johnson, su cui sono accesi i riflettori a causa del protrarsi della delicata separazione dall’Unione Europea a seguito della Brexit, che ha ribadito come «se uno di noi è attaccato, tutti noi andremo in sua difesa», rafforzando questo «gigantesco scudo di solidarietà» e chiedendo di mettere fine a liti e divisioni. «Se la Nato ha un motto, esso è: uno per tutti e tutti per uno"», incita il premier.

Il presidente del Consiglio, in rappresentanza dell’Italia, ha dichiarato in merito: «La Nato rappresenta una piattaforma unica di dialogo in un contesto che rischia di frammentarsi. Infatti attorno a questo tavolo siedono i principali paesi europei, gli Stati Uniti, la Turchia e il Regno Unito. È stato un punto di riferimento per 70 anni e per quanto riguarda continuerà ad esserlo, non solo per la sua dimensione militare, ma politica»

A margine Conte ha avuto occasione di incontrarsi con il presidente statunitense Donald Trump. «Abbiamo parlato di varie questioni – commenta Conte -, di campagna elettorale americana, mi ha chiesto come stavano andando le cose in Italia. E se posso dirlo Trump si esprime sempre molto positivamente sull'azione del governo». Sui temi discussi, Conte ha escluso dazi americani che possano danneggiare le imprese italiane, ha aperto ad una possibile collaborazione intensificata nel campo industriale e aerospaziale, rimarcando come gli States rimangano il principale alleato a cui chiedere collaborazione per una soluzione politica del conflitto in Libia, poiché «non c'è possibilità di avere una stabilizzazione della Libia in termini di opzione militare, dobbiamo assolutamente avere il loro appoggio per indirizzare una soluzione politica», e che all’Italia viene riconosciuta una «conoscenza del territorio datata che ci consente di fare delle valutazioni più accorte e più attente, più sostenibili anche in prospettiva futura».

Lo stesso Donald Trump ha commentato: «Conte sta facendo un fantastico lavoro, è molto popolare. Sta facendo un fantastico lavoro, è diventato molto popolare in Italia». Se Conte risulta essere “un buon amico”, è verso il collega confinante, il premier del Canada, Justin Trudeau, che il tycoon riversa le sue critiche, accusandolo di avere «una doppia faccia» e di essere «irritato» per le parole riservate al suo paese, accusato di non contribuire adeguatamente alle spese.