Il giorno dopo la crisi dell’acqua alta nella laguna di Venezia comincia la conta dei danni in città, con numerosi politici e autorità che si sono recati sul posto e hanno rilasciato dichiarazioni. Al centro del dibattito anche il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), l’opera di paratie predisposte allo sbocco della laguna, già strumentalizzata e criticata anche se non è ancora stata completata.

Il premier, Giuseppe Conte, ha incontrato oggi presso la “serenissima” i commercianti della città e le autorità. Il primo ministro ha dichiarato che «per Venezia c'è un impegno a 360 gradi, c'è una situazione drammatica in una città unica, ci dobbiamo essere», confortando i veneziani affermando: «Siamo vicini a voi e speriamo di prevenire queste situazioni drammatiche, perchè non si ripetano più». A Palazzo Chigi alle 16:30 si è tenuta frattanto la riunione straordinaria del Cdm per la dichiarazione dello stato di emergenza, con la promessa di un indennizzo immediato ai privati e agli esercenti per 5mila e 20mila euro rispettivamente, mentre è convocato per il 26 novembre il comitato interministeriale per la salvaguardia della città, come annunciato a seguito della riunione in Prefettura da Conte, dove sarà discussa «la governance per i problemi strutturali di Venezia, grandi navi, Mose, e un maggiore coordinamento tra le autorità competenti». Tiepido commento sul MOSE, che ricorda essere «un'opera su cui ormai sono stati spesi tantissimi soldi ed è in dirittura finale, ora va completata e poi manutenuta».

Più critico il ministro degli Esteri e leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, su un’opera che considera dal suo punto di vista «nata vecchia e infarcita di tangenti e corruzione». Tuttavia in queste condizioni ora afferma che, «benché non sia la migliore soluzione possibile, va terminata al più presto per proteggere Venezia subito». Nel mentre lancia una stoccata, affermando che «non possiamo far finta di non vedere che qualcuno ha delle colpe e chi ce le ha deve pagare. Non possono essere sempre i cittadini a pagare il conto degli errori politici».

Regione Veneto e Comune di Venezia stanno lavorando a stretto contatto assieme al responsabile della Protezione Civile, Angelo Borrelli, al procuratore, Pierpaolo Campostrini, al capo dei vigili del fuoco, Fabio Dattilo, e al patriarca, Francesco Moraglia. La Giunta comunale di Venezia, in via straordinaria, ha predisposto per decisione dell'assessore al Bilancio e Tributi Michele Zuin, il posticipo dell'imminente scadenza della quarta rata della Tari, prevista per il 16 novembre, per tutti i cittadini e le imprese dell'intero Comune. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, parla di «una devastazione apocalittica e totale. Non esagero con le parole, l'80% delle città è sott'acqua, danni inimmaginabili, paurosi». Similarmente, il sindaco metropolitano Luigi Brugnaro, che ha ricevuto una telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha osservato che «le stime dei danni sono molto ingenti. Parliamo di centinaia di milioni di euro. Non si tratta di quantificare i danni soltanto, ma del futuro stesso della città». Il procuratore di San Marco a proposito dei gravi danni ai marmi e ai mosaici della Basilica ha affermato: «Siamo stati a un soffio dall'Apocalisse, a un pelo dal disastro. Superato il metro e 65 cm l'acqua è entrata, ha allagato il pavimento e rompendo le finestre è finita nella cripta, allagandola». Sua Eminenza invece ha rimproverato la politica di aver «già vissuto la stessa situazione un anno fa, era chiaro che si sarebbe potuta ripetere».