Visita di Stato per il premier Giuseppe Conte in Albania, per rinsaldare i legami tra i due Paesi sulle sponde opposte dell’Adriatico. L’incontro, tenutosi martedì 15 ottobre a Tirana, è stata un’occasione per valutare i rapporti economici in essere tra le due nazioni. L’Italia infatti resta primo partner commerciale dell’Albania, prima fornitrice con una quota del 25,7% nei primi quattro mesi del 2019 e prima cliente con oltre il 50%, esportando soprattutto capi di abbigliamento (il 10% del flusso complessivo), pelletteria e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e importando prevalentemente calzature (il 35,7 dell’import).

Conte ha sottolineato come sia soddisfatto della posizione italiana in Albania (Paese in cui operano numerose aziende italiane di varie dimensioni), con l’ambizione «di fare sempre meglio e di più e so – aggiunge - che le nostre imprese sono desiderose di aumentare la propria presenza qui. Sono convinto che dell’Albania non abbiamo ancora sfruttato appieno il suo potenziale economico».

La visita è stata un’occasione per le aziende italiane attualmente presenti ad est di Otranto di rinsaldare i rapporti e raccontare le proprie esperienze, permettendo di far conoscere meglio il Paese, specialmente a seguito del possibile ingresso del “Paese delle aquile” nell’Unione Europea. Una analisi approfondita sull'importanza di questa visita e sulle potenzialità del rapporto bilaterale tra i due Paesi è stata pubblicata oggi sulla testata online Gli Stati Generali. Il quotidiano diretto da Jacopo Tondelli riprende le dichiarazioni rilasciate ai microfoni del servizio di podcasting «Skill on Air» da Mario Tonucci, managing partner dello Studio legale Tonucci & Partners con sede a Tirana, che ha raccontato di aver incontrato Conte anche a nome di Confindustria, facendogli presenti «tutti quelli che sono i problemi che ancora gli imprenditori italiani debbono affrontare per portare avanti iniziative importanti sia per l’economia delle imprese italiane che per quella albanese».

Agli investitori esteri il Paese «dà grandi prospettive», specialmente se si considera che «il costo del lavoro è minimale, c’è una tassazione bassissima, e quindi evidentemente c’è possibilità di produrre in loco e poi esportare» e che, nonostante il bisogno di infrastrutture, «è in grado anche di far fronte a tutta una serie di obblighi, al di là degli aiuti che vengono ancora da molti Paesi che ambiscono a diventare alleati dell’Albania, in un momento in cui questa può entrare nell’Unione Europea e quindi avere altri sbocchi». Proprio in merito allo sguardo europeo, Tonucci precisa che, nonostante i numerosi problemi che ancora restano da affrontare, «un miglioramento c’è stato, sotto gli aspetti dell’amministrazione della giustizia, della corruzione. È essenziale – sostiene l’avvocato a nome degli imprenditori italiani - che l’Albania entri nella UE, e per l’Italia è importante: per la vicinanza, perché lo sentiamo un Paese amico, perché non ci sentiamo all’estero (basti far presente che qui si parla italiano normalmente, è quasi la lingua ufficiale insieme a quella albanese) e perché i rapporti sono buonissimi da tantissimo tempo. Abbiamo imprese italiane che operano qui e abbiamo anche grosse istituzioni internazionali che vedono l’Italia in ruoli di primo piano e che sono presenti nel Paese per attrarlo verso una politica comunitaria: ci sentiamo fortunati perché stiamo vivendo un periodo pieno di iniziative».