Prosegue lo scontro tra il Viminale e la Sea Watch 3. Il ministro dell’interno Matteo Salvini ha comunicato infatti che la nave «in Italia non ci arriva, possono stare lì fino a Natale. In 13 giorni se avessero avuto veramente a cuore la salute dei migranti sarebbero andati e tornato dall'Olanda», ribadendo la linea dura contro la ong «che non rispetta le regole», come la definisce il leader leghista, vietandole per tanto l’ingresso nelle acque italiane.

A bordo della nave è salito don Pio Luigi Ciotti, il presbitero e attivista italiano presidente di Libera e Gruppo Abele per i migranti, che evoca una “partita di civiltà”, perché «quando viene meno il dovere di soccorso, un dovere che nasce dall'empatia fra gli esseri umani, dal riconoscerci gli uni e gli altri soggetti a un destino comune, viene meno il fondamento stesso della civiltà». Il sacerdote sostiene che «abbandonare persone fragili e sofferenti è uno dei peggior crimine che un essere umano possa commettere. Noi siamo con il capitano Carola, siamo dalla sua parte perché Carola con il suo coraggio e la sua umanità incarna le leggi del cuore e della coscienza e non accetta di piegarsi alle leggi del potere e dell'arbitrio, leggi che stanno mandando alla deriva un intero continente che è stato culla di civiltà: L'Europa».

Disperato e accorato l’appello dei migranti presenti sulla nave che da 13 giorni continua a girare al largo di Lampedusa, i quali lamentano la propria condizione, che «non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca». Su un video pubblicato dalla Ong postato sulla pagina Facebook del “Forum Lampedusa solidale” i migranti lamentano di essere «tutti stanchi, esausti, stremati, pensate ad una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia, che ora si trova qui seduta o sdraiata. Immaginatevi come debba sentirsi questa persona». Sulla nave i migranti sono costretti dalle ridotte dimensioni all’immobilità lungo tutta la giornata, chiedendo aiuto all’Italia. «Qui non è facile – sostengono i migranti-, non è facile stare su una barca piccola. Per favore non ci lasciate qui cosi, non ce la facciamo più».