E’ in corso lo sciopero nazionale di 8 ore dei metalmeccanici con manifestazioni simultanee a Milano, Firenze e Napoli.

E da Milano Maurizio Landini, segretario nazionale di CGIL, afferma: «Se il governo non cambia, andiamo avanti». «La gente vuole dei risultati. La notizia che abbiamo è che le fabbriche si sono svuotate, l'adesione molto forte vuol dire che c'è una domanda vera di cambiamento in questo paese e cambiare vuol dire cambiare le politiche economiche e sociali, vuol dire ridurre il fisco per i lavoratori, vuol dire investire per creare lavoro, vuol dire basta precarietà, vuol dire aumentare i salari e combattere le diseguaglianze». Il primo punto, sottolinea, «è rispettare gli accordi che sono stati siglati, soprattutto se sono stati siglati davanti al ministero, e quindi c'è anche un problema del ruolo del governo, ma soprattutto c'è un problema di politica industriale seria, il governo e il paese devono farsi rispettare, anche dalle multinazionali».

A Milano anche Marco Bentivogli, segretario Fim-cisl. Queste le sue parole: «Il Governo in questa permanente campagna elettorale fa un po' come Schettino: si avvicina alla scogliera per prendere applausi ma sta facendo affondare la nave?». «In un anno e due mesi di Governo si sta mortificando questa Italia con i condoni fiscali, i sussidi e con la fine degli investimenti sulla industria. Bisogna far ripartire il paese con equità e giustizia» ha aggiunto Bentivogli. «Il Mise è un diventato un luogo fantasma, si convocano per inerzia le parti ma non si trova mai nessuna soluzione».

A Napoli, invece, il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo rispondendo alle domande dei cronisti a margine del corteo organizzato da Fim Fiom e Uilm per lo sciopero generale dei metalmeccanici, ha dichiarato: «Dobbiamo mettere un punto fermo e fare in modo che il Governo penalizzi le imprese che vengono a fare shopping nel nostro paese per poi abbandonare il territorio e i lavoratori» . «Il primo passo che ha fatto il governo - ha precisato Barbagallo - va bene ma non basta perché se la Whirlpool ha preso 200 milioni e passa negli anni, se gliene facciamo restituire solo 5, li aveva messi nel conto. E' giusto che restituisca il maltolto». «Se rispettano l'accordo - ha aggiunto - non abbiamo nessun problema, ma se non lo rispettano faremo di tutto perché rimpiangano questa volontà».  «Oggi - aggiunge Barbagallo - daremo un ulteriore segnale al governo».

«La Whirlpool è l'emblema di questa giornata e delle multinazionali che delocalizzano e chiudono non perché si impoveriscono, ma perché decidono di produrre da un'altra parte». La pensa così Francesca Re David, segretario generale della Fiom, anche lei a Napoli per la manifestazione organizzata nell'ambito dello sciopero generale dei metalmeccanici. «Noi pretendiamo il rispetto degli accordi che la Whirlpool ha firmato al Ministero solo pochi mesi fa - aggiunge Re David - la fabbrica deve rimanere aperta e ai lavoratori deve essere consentito di continuare a lavorare».

Partecipando al corteo di Firenze, invece, Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, ha affermato: «Va cambiata drasticamente la linea economica del governo». «Più investimenti - ha detto - nelle infrastrutture, sbloccare finalmente le infrastrutture, quelle medie e quelle grandi bloccate dal governo almeno per quest'ultimo anno, e investimenti su innovazione, su ricerca, su formazione».

«Sul tema della sicurezza del lavoro il governo è completamente latitante. Gravi responsabilità ce l'hanno anche le imprese. Ogni mese un bollettino di guerra. Quasi ogni giorno, in quasi tutti i settori produttivi, qualcuno muore di lavoro, ed anche lo sblocca appalti che allarga la possibilità di dare sub-appalti non sarà certo una cosa che fa bene alla salute e alla prevenzione sul lavoro» ha detto ancora la Furlan. Che ha poi continuato:  «Chiediamo una riforma del fisco che non premi i ricchi come la Flat Tax, ma che premi invece i lavoratori e pensionati». Il sindacato, ha ammesso Furlan, è preoccupato per la possibile procedura d'infrazione Ue nei confronti dell'Italia per il suo debito eccessivo, «anche perché alla fine chi la paga sono gli italiani e le italiane, i soliti: in modo particolare il lavoro dipendente, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate».

Sempre a Firenze Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha sottolineato che «Sono 150 i tavoli fermi al ministero dello Sviluppo economico. Solo ieri ci sono stati tre incontri, ovviamente con un nulla di fatto: nel 35% di questi tavoli ci saranno lavoratori licenziati, circa 90 mila, in aggiunta ai 300 mila che hanno già perso il posto di lavoro». «Noi li diciamo così questi numeri - ha aggiunto Palombella -, ma dietro ci sono persone, famiglie, intere filiere produttive che rischiano di scomparire da questo paese». Per questo motivo i sindacati hanno deciso di manifestare. «Questo non è uno sciopero contro - ha affermato il segretario Uilm - questo è uno sciopero a favore dello sviluppo, a favore dell'industria, a favore della famiglia, di tutto quello che può essere la dignità del lavoro, una parola abusata in tutti questi anni, ma poco si è fatto per difenderla». Lo sciopero di oggi, ha aggiunto Palombella «è anche una critica per quello che si è fatto in questi anni, dal Jobs Act alla modifica dell'Articolo 18. Sono tutti temi pesantissimi che noi dobbiamo rimettere al centro dell'attenzione».

Stessa piazza per Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, ha dichiarato che «Questa manifestazione è la preparazione di quella che faremo settimana prossima a Reggio Calabria, la seconda manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil: se non avremo risposte valuteremo qualunque tipo di intervento successivo», e anche lo sciopero generale «non lo escludiamo». «Abbiamo delle proposte e delle idee - ha aggiunto - le abbiamo già spiegate a questo governo a partire da ottobre, però non risponde, sembra quasi inerte. E' una fase di stallo che ormai dura da mesi, e questo è inaccettabile per il lavoro».