Torna a soffrire l’Irlanda del Nord, attraversata dall’atavico conflitto tra i “cattolici repubblicani” a favore dell’unione con la Repubblica d’Irlanda e i “protestanti monarchici” legati al Regno Unito, peggiorato dall’incertezza sulla Brexit e l’appartenenza o meno all’Unione Europea, che provocherebbe la fine della libera circolazione tra le due parti.

A fare le spese della nuova escalation del conflitto è stata la giornalista Lyra McKee, rimasta coinvolta nello scontro a fuoco di giovedì notte tra le forze ribelli della New Ira e la polizia britannica. La giornalista era accanto ad un veicolo della polizia quando è stata raggiunta da un colpo sparato in direzione delle forze armate. Dopo l'omicidio erano stati arrestati due ragazzi, di 18 e 19 anni, poi rilasciati. Nata a Belfast, capitale dell'Irlanda del Nord, la McKee era considerata una delle più autorevoli croniste del conflitto nord-irlandese. Era stata nominata da Forbes tra i 30 migliori giornalisti europei under 30 e nel 2016 da Sky News come giornalista dell’anno.

La nuova Irish Republican Army, l’organizzazione paramilitare tra le eredi della “Old Ira”, ha presentato le sue scuse al partner, alla famiglia e agli amici della 29enne, per la tragica morte della giornalista a seguito di un attacco alle “forze nemiche”, come riportato dal quotidiano “The Irish News". Dopo l’esplosione di un’autobomba a gennaio (in ricordo del Blody Sunday del 1972), l’Ira ha ricordato l’insurrezione di Pasqua del 1916 con un nuovo attacco a Londonderry.

Nel frattempo una donna di 57 anni è stata arrestata dalla polizia, sospettata come terrorista. La situazione in Irlanda si fa nuovamente preoccupante, rendendo problematico ogni accordo di governo nell’ottica dell’uscita dall’Unione Europea.