E’ stato arrestato il presidente dell'assemblea capitolina di Roma Marcello De Vito. I carabinieri del comando provinciale di Roma stanno dando esecuzione alla misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma nei confronti di 4 persone, per due indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere e per i restanti due gli arresti domiciliari, e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori nell'ambito dell'indagine ''Congiunzione astrale'', coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina. L'indagine riguarda un gruppo di persone dedite, in concorso tra loro, al compimento di condotte corruttive e di traffico di influenze illecite, nell'ambito delle procedure connesse con la realizzazione del Nuovo Stadio della A.S. Roma calcio, la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. L'indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l'intermediazione di un avvocato ed un uomo d'affari, che fungono da raccordo con il Presidente dell'Assemblea comunale capitolina per ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.

L'inchiesta sullo stadio della Roma è l'ultima tegola giudiziaria a finire sul Campidoglio. Dopo le inchiesta sulle nomine che hanno decapitato parte del Raggio magico, ovvero fedelissimi della sindaca come Raffaele Marra e Salvatore Romeo (quest'ultimo archiviato), le indagini su quello che doveva essere il gioiello eco sostenibile della giunta e dello sport capitolino hanno non solo impantanato il progetto ma complicato nuovamente la situazione politica in Campidoglio. Prima di Marcello De Vito, presidente d'Aula, era finire in carcere un altro fedelissimo come l'avvocato Luca Lanzalone, già presidente di Acea e da pochi giorni fuori anche dal Cda della multiutility capitolina. Il processo all'ormai ex superconsulente del Comune inizierà il 5 marzo, la procura ha infatti ha chiesto e ottenuto il rito immediato anche per il collega di studio di Lanzalone, l'avvocato Luciano Costantini e Fabio Serini, commissario straordinario dell'Ipa, istituto previdenza dei dipendenti del Campidoglio. Lanzalone è il primo a finire in un'aula di Tribunale nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio. A rischiare il processo anche altri venti, tutti accusati di fare parte di un sistema corruttivo che gravitava intorno al progetto che dovrebbe sorgere alle porte della Capitale, nella zona di Tor di Valle. Tra questi l'imprenditore Luca Parnasi, per la Procura figura apicale dell'associazione a delinquere, che -secondo l'accusa- ha cercato di pilotare le procedure amministrative legate al masterplan, approvato, nell'ambito della conferenza dei servizi, nel febbraio dello scorso anno. Un provvedimento che porò', tra l'altro, all'abbattimento del 50% delle cubature rispetto all'ipotesi iniziale. Con il costruttore rischiano di andare a processo per vari profili, anche l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia, Adriano Palozzi, l'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita e il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti.

Tornando ai fatti di oggi, tra Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo «sussisteva un vero e proprio sodalizio», che emerge in modo chiaro dalle intercettazioni ambientali. Una fra tutte, quella del 4 febbraio scorso fatta dagli investigatori nello studio legale di Mezzacapo. I due - si legge nell'ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli - «discutono dell'attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti». Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a Presidente del Consiglio di Roma Capitale: «questa congiunzione astrale tra... tipo l'allineamento della cometa di Halley.. hai capito? cioé e' difficile che secondo me si riverifichi così noi... Marce'... dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioé guarda... ci rimangono due anni».

«Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l'azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi». Così il gip nell'ordinanza con cui ha disposto il carcere per il presidente dell'assemblea capitolina.

Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo si fecero promettere oltre 110mila euro dagli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti e ne avevano incassati già 48mila in cambio dell'interessamento per un progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense. Il dettaglio emerge dall'ordinanza che ha portato in carcere per corruzione il presidente dell'assemblea capitolina e lo stesso Mezzacapo.  «In concorso tra loro Mezzacapo e De Vito, sfruttando le relazioni di quest'ultimo con soggetti chiamati ad intervenire nell'iter amministrativo relativo all'approvazione del Progetto di riqualificazione degli Ex Mercati Generali di Roma Ostiense di interesse della Lamaro Appalti, società del gruppo Toti, si facevano indebitamente promettere e quindi dare da Pierluigi e Claudio Toti della mediazione illecita finalizzata a ottenere un'interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell'ambito del progetto immobiliare suindicato la somma di denaro di 110.620 euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito dalla società Silvano Toti Holding Spa allo studio legale di Mezzacapo e da quest'ultimo trasferito per l'importo complessivo di 48.800 euro su un conto intestato alla società MDL Srl di fatto riconducibile a Mezzacapo e De Vito». 

Nell'inchiesta che ha portato questa mattina all'arresto del presidente dell'Assemblea comunale capitolina Marcello De Vito, risultano indagati anche Pier Luigi e Claudio Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della holding di famiglia. I due imprenditori sono coinvolti nella vicenda legata all'appalto per gli ex mercati generali di Roma, nella zona Ostiense, di interesse della società Lamaro, legata ai due fratelli. Nel registro degli indagati c'è anche il nome di Giuseppe Statuto, nella veste di amministratore della Lux Holding. Il suo coinvolgimento si riferisce all'appalto della vecchia Stazione Trastevere attraverso la societa' Ippolito Nievo riconducibile a Statuto.

Intanto perquisizioni sono state effettuate da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma in Campidoglio, nella sede di Acea, in quella dell'Italpol e della Silvano Toti Holding. A quanto si apprende gli investigatori sono alla ricerca di documenti che potrebbero essere utili nel prosieguo dell'inchiesta della procura di Roma sul progetto dello stadio della Roma calcio, vicenda che questa mattina ha portato all'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito.

Luigia Spinelli, una delle due Pm titolari dell'indagine che questa mattina ha portato all'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito è da poco andata via dal Campidoglio. Uscendo da Palazzo Senatorio, ai cronisti che la aspettavano fuori e che le chiedevano se fosse li' per la perquisizione dell'ufficio del presidente De Vito ha risposto «Le attività sono in corso».

«Lasciateci capire. Se il procedimento non è viziato, tecnicamente si può andare comunque avanti». Lo ha detto il dg del Campidoglio, Franco Giampaoletti, entrando a Palazzo Senatorio, rispondendo a chi gli chiedeva se l'arresto di Marcello De Vito cambia qualcosa nell'iter amministrativo del progetto dello Stadio dell'As Roma. A chi gli domandava se politicamente si andrà avanti il dg ha risposto: «Questo non lo so».

A quanto apprende l'Adnkronos, Marcello De Vito verrà cancellato in queste ore dal database degli iscritti M5S. Un 'colpo di bianchetto' che verrà dato con un atto formale del capo politico Luigi Di Maio. Già in serata, dunque, De Vito non figurerà più tra gli iscritti al Movimento.

La vicenda dell’arresto del presidente M5S dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, sta naturalmente scuotendo il mondo politico: è «un episodio tristissimo. Ma come gruppo politico dobbiamo avere una reazione immediata e dura. Questa è la differenza che ci sarà sempre tra il M5S e le altre forze politiche. Gli altri li coccolano, noi no». Lo dichiara all'Adnkronos Carlo Sibilia, sottosegretario al Viminale ed esponente del Movimento 5 Stelle. «Il dovere di una forza politica seria come la nostra che ha realizzato l'obiettivo di aumentare le pene ai politici corrotti è non solo essere, ma anche apparire onesti. La reazione a questo episodio - conclude l'ex membro del direttorio grillino - non può far altro che farci crescere e migliorare».

Come a giugno dello scorso anno, quando era arrivata la prima tranche delle indagini della procura di Roma su una serie di progetti immobiliari, tra cui quello dell'As Roma di costruire uno stadio in zona Tor di Valle, anche oggi al risveglio il M5s capitolino è sotto shock. I consiglieri pentastellati in Campidoglio per ora non parlano ufficialmente ma nelle loro chat, a quanto filtra, si susseguono messaggi in cui emerge l'incredulità per l'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito con l'ipotesi di reato corruzione. E' possibile che nelle prossime ore venga organizzata una riunione per capire come andare avanti. Il progetto per la costruzione dell'impianto del club giallorosso è la più grande operazione economica privata attesa a Roma, con un investimento atteso di circa 1 miliardo di euro. Il dossier si trascina ormai dalla primavera del 2014, quando la società di James Pallotta ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l'impianto di proprietà del club con annesso business park. Una sinergia con l'imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l'ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960, in disuso da anni.

Secondo Nicola Morra, M5s, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, «I fatti contestati a Marcello De Vito sono gravissimi: in questo momento, ancor più di prima, è necessario ribadire la piena e totale fiducia nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine. Non si può rimanere in silenzio. La corruzione è un male che colpisce in qualsiasi forza politica e bisogna essere intransigenti.

«Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione». Così la sindaca Virginia Raggi in un post su Facebook a proposito dell'arresto del presidente del Consiglio Comunale di Roma .

Sul fronte dell’opposizione Marco Miccoli, coordinatore nazionale della comunicazione del Pd sottolinea: «Non abbiamo nulla da dichiarare sulla vicenda giudiziaria che riguarda il presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito. Fiducia nella magistratura. Se daremo un giudizio, lo daremo alla fine dell'iter processuale. Lo dico ai 5Stelle: noi siamo garantisti sempre. Non a secondo delle convenienze e delle persone che vengono indagate».

E ancora, affermano il capogruppo del Pd in Assemblea Capitolina Giulio Pelonzi e il segretario romano del Pd Andrea Casu dichiarano:«Apprendiamo che Marcello De Vito presidente del consiglio comunale è stato arrestato all'alba con l'accusa di corruzione. Siamo e restiamo sempre garantisti, ma i romani non meritano questo indegno spettacolo». « Come Pd», aggiungono, «chiediamo da mesi alla Sindaca Raggi di dimettersi al più presto, non per le inchieste giudiziarie ma per il totale fallimento politico e amministrativo».

«Mi auguro che la vicenda possa chiarirsi, perché Roma e i romani si meritano trasparenza, onestà e capacità, si meritano una amministrazione e una politica che possano valorizzarli e valorizzare le straordinarie qualità della nostra capitale. Ma per la Giunta Raggi oggi è il tempo della riflessione sul proprio futuro, perché non è da escludere un passo indietro». Così, sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, commenta la vicenda del presidente della assemblea capitolina, Marcello De Vito.

Il capogruppo di 'Noi con Salvini' in Campidoglio, Maurizio Politi, commentando la notizia dell'arresto del presidente dell'Assemblea Capitolina, ha dichiarato che «La magistratura farà piena luce e De Vito potrà difendersi. Noi non gioiamo per i guai giudiziari dei nostri avversari. E' però un brutto colpo per Roma». Parlando a margine della riunione della Commissione Trasporti del Campidoglio, il consigliere comunale ha sottolineato che «da due anni Roma è piombata nell'immobilismo e quanto successo rischia di aggravare ancora di più la situazione».

Infine il Codacons chiede lo stop immediato al progetto dello Stadio della Roma e scioglimento del Consiglio comunale. «Presentiamo oggi stesso una istanza urgente al Prefetto di Roma e al ministero dell'Interno affinché si provveda d'ufficio allo scioglimento del Consiglio comunale con contestuale nomina di un Commissario ad acta – afferma il Codacons – I reati per cui procede la Procura relativi a diversi grandi progetti immobiliari nella capitale e che hanno portato all'arresto di un esponente di spicco del M5S, sono talmente gravi da mettere a rischio la gestione della città con grave danno per i cittadini romani, e pertanto lo scioglimento del Consiglio comunale appare l'unica strada percorribile per garantire gli interessi della collettività».