È stato ascoltato stamattina Marcello Foa, il candidato proposto dal governo per la presidenza della Rai. L’audizione in commissione di Vigilanza verteva proprio sulla sua ricandidatura, dopo che durante l’estate la poltrona era rimasta vacante a causa dei veti posti dalle opposizioni. «Non ho mai militato in un partito, né prese tessere, né cercato appoggi politici per fare carriera - spiega l’ex giornalista di Rsi - Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi». Nel prosieguo dell’audizione, il presidente in pectore ha anche spiegato come il mandato ricevuto dal governo «non è politico, ma professionale» e «fa appello al mio percorso professionale». Sulle critiche piovutegli dall’opposizione, si difende: «Non è mai stata mia intenzione offendere o mancare di rispetto al Presidente Mattarella: non è nel mio costume, raramente attacco e manco di rispetto, men che meno nei confronti della massima carica dello Stato, per il sentimento di stima nei suoi confronti, per il rispetto per il suo ruolo di servitore dello Stato e per la sua storia, che ha visto il sacrificio supremo di un membro della sua famiglia».

 

A più riprese Foa ricorda quali sono i «valori» che lo guideranno nell’attività futura: «il pluralismo, l’indipendenza, la capacità di servire i lettori con umiltà e onestà intellettuale». «La Rai - aggiunge Foa - è memoria storica, ma dispone delle risorse, della professionalità e consapevolezza per contribuire da protagonista all'alfabetizzazione digitale del Paese». Sogna una Rai «che venga apprezzata dal grande pubblico, quello sopra i 50 anni, ma anche dai più giovani». Una Rai - prosegue - «di cui essere fieri, per indipendenza, oggettività, trasparenza, ricchezza dell’offerta informativa e culturale, una Rai che sia di tutti i cittadini italiani». 

 

Nell’audizione - che Foa sbagliando ha chiamato «deposizione», suscitando l’ilarità dei presenti - il futuro presidente della tv nazionale si definisce «un liberale di cultura antica, della scuola di Montanelli». «Ritengo - afferma - molto importante difendere la qualità dell'informazione». E cita «il caso di Ferruccio de Bortoli»: «Quando lasciò il Corriere della Sera, in circostanze non facili, con la clausola che gli impediva di collaborare con altre testate italiane per un anno, non esitai a offrirgli una collaborazione con il Corriere del Ticino». Sorridendo, l’ex direttore della tv svizzera ha anche annunciato che domenica sarà il suo compleanno, augurandosi di «ricevere un bel regalo»: «In questi due mesi difficili anche dal punto di vista personale - racconta - ho mantenuto il silenzio in segno di rispetto per le istituzioni e tutte le persone coinvolte». 

 

È atteso per le 19:30 il voto della commissione che può confermare o respingere la candidatura di Foa. Perché questa venga accolta, il sì deve affermarsi con una maggioranza di due terzi. Per raggiungere questo quorum saranno fondamentali i voti dei componenti della commissione provenienti da Forza Italia. Proprio questi voti hanno già una volta fatto fallire, il 1 agosto scorso, la nomina di Foa, mentre adesso - dopo il patto fra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi - sembrerebbero non sussistere ostacoli. Una volta che la commissione avrà dato parere positivo, toccherà al cda - che si riunirà tra giovedì e venerdì - la ratifica ultima della candidatura. 

 

Ad opporsi rimane il Pd, che definisce «illegittima» la nomina di Foa. La consigliera Rita Borioni ha infatti già preannunciato ricorso, mentre i capigruppo dem Graziano Del Rio e Andrea Marcucci hanno chiesto ai presidenti di Camera e Senato di non convocare la commissione di Vigilanza. Si aggiunge al pressing sulle poltrone più alte del Parlamento anche l’Usigrai, l’Unione sindacale dei giornalisti Rai: «Occorre evitare che la Rai finisca in un pantano di contenziosi legali che ne metterebbero a rischio l'operatività», afferma il sindacato, allegando il parere legale dello studio Principato - con le «ragioni di illegittimità della riproposizione» di Foa - e il precedente del 2005, quando la Vigilanza «considerò all'unanimità decaduto dal cda il candidato a presidente che era stato bocciato dai commissari».