Ore difficili e concitate per il governo di Sua Maestà la Regina. Mentre Theresa May riferisce al Parlamento britannico su Brexit e questioni affini, il governo che presiede perde un nuovo pezzo: Boris Johnson. L’ex ministro degli Esteri, esponente dell’ala più tradizionalista del partito conservatore, ha manifestato così la sua contrarietà a una “soft Brexit” come voluta da May. 

L’inizio della fine, per così dire, è stata la giornata del 6 luglio: l’esecutivo britannico era riuscito fra moltissime difficoltà e profonde divisioni ad approvare un quadro unanime riguardo le modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Tuttavia gli accordi raggiunti la scorsa settimana si sono rivelati fallaci.

Il segretario agli Esteri, infatti, non è il primo a lasciare il gabinetto di Downing Street. Boris Johnson ha seguito i passi già intrapresi da David Davis e Steve Baker, rispettivamente il ministro per la Brexit e il vice del capo di governo. Così, il discorso che in questi minuti Theresa May sta tenendo davanti agli onorevoli di Westminster potrebbe diventare l’ultimo episodio del suo governo o il primo di una lunga lotta interna al partito fra il primo ministro e gli esponenti più radicali, come ad esempio Johnson stesso.

Davis, fra i più accesi sostenitori di uno strappo deciso con la Ue, ha infatti dichiarato che «la direzione della politica intrapresa da May, nella migliore delle ipotesi lascerà la Gran Bretagna in una posizione debole per i negoziati». La sua poltrona è stata affidata a Dominic Raab, già presente nel gabinetto con delega alle Politiche abitative.

Nel testo approvato venerdì scorso si prevedevano nuove intese doganali con l’Unione e un’apertura all’ipotesi di un’area di libero scambio con regole comuni almeno per beni industriali e agricoltura. Queste concessioni tuttavia non sono state digerite dall’ala più rigida dei Thories, che ha quindi optato per la rivolta, nel solco di quello che ritengono essere il risultato schiacciante del referendum su Brexit. Amara la frecciatina lanciata dal presidente del consiglio nazionale dei Labours, Ian Lavery, che ha detto: «Il Partito Conservatore è ormai nel caos».