Recep Tayyip Erdogan ha vinto per l’ennesima volta le elezioni turche. Una folla festante inneggia al Presidente inneggiando ad Allah e mimando il gesto delle corna con le mani, che rappresenta il lupo grigio della steppa simbolo del partito ultraconservatore alleato del nuovo presidente.

Una Turchia, sempre in mano dei tradizionalisti islamici, che vira ancor di più a destra dopo questa tornata elettorale vista la grossa mano data dal Movimento d’azione nazionalista che è risultato decisivo per evitare il ballottaggio.

La coalizione del presidente uscente vede un calo di circa sette punti percentuali rispetto alle ultime elezioni attestandosi al 52% contro il 34% della coalizione sfidante di Muharrem Ince, che comunque ha raccolto un ottimo 30% a livello personale per la corsa a primo ministro.

Il “Sultano” si appresta a governare per i prossimi 5 anni con un potere quasi assoluto dopo aver anticipato di un anno la tornata elettorale, rispetto alla naturale scadenza del 2019. «Abbiamo dato a tutti una lezione di democrazia. Nessuno si azzardi a danneggiare la democrazia gettando ombre su questo risultato elettorale per nascondere il proprio fallimento» ha dichiarato davanti una folla in visibilio il neopresidente.

Battuta sonoramente l’opposizione che si attesta al 34%. Il partito repubblicano del popolo è calato rispetto alle elezioni del 2015 al 23%, andando sotto la soglia psicologica del 25. E così i suoi alleati, sul filo del 10% dei consensi necessario a entrare in Parlamento. Nell’Assemblea di Ankara sarà presente anche la formazione filo curda di Selahattin Demirtas, leader in carcere, che riesce ad arrivare al 12% portando una settantina di deputati in parlamento che proveranno a rappresentare il Kurdistan turco.

Il principale rivale di Erdogan, Muharrem Ince, ha ammesso la sconfitta, ma ha comunque puntato il dito su possibili brogli e sulla deriva autoritaria del governo turco: «La Turchia ha tagliato i suoi legami con la democrazia. Ha tagliato i suoi legami con il sistema parlamentare. Sta andando verso il regime di un uomo solo». Ma anche ammesso che «il successo di Erdogan non può essere spiegato soltanto con le irregolarità nelle elezioni. Hanno rubato voti? Sì. Ma hanno rubato 10 milioni di voti? No».

Diversi problemi durante lo scrutinio, soprattutto nell’Anatolia orientale. Qui diversi osservatori sono stati fermati dalle forze dell’ordine. Tra questi una cittadina italiana, Christina Cartafesta che è tutt’ora in stato di fermo per essersi allontanata con altre tre persone dai seggi spacciandosi per osservatore dell'Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Oltre alla Cartafesta sono stati fermati altri italiani e un gruppo di tre francesi che sono stati costretti a lasciare il territorio turco.

Numerosi i messaggi di congratulazioni per Erdogan, in primis dal presidente russo Putin, da quello azero Aljiev e dal leader ungherese Orban.