Un caso diplomatico che ferma in mezzo al mare 629 persone per più di 24 ore a largo di Malta e a 35 miglia dall’Italia. Il soccorso in mare che diventa un problema tra i paesi dell’Unione Europea. Da una parte il governo italiano, che per bocca del suo Ministro degli Interni (e vicepremier) Matteo Salvini ha chiuso i porti ai migranti, dall’altra il governo di La Valletta che vuole far valere l’accordo Thenis che prevede l’attracco della nave nello stato che ha coordinato i soccorsi (in questo caso l’Italia).

Una vicenda intricata che si presta a diverse interpretazioni. Premesso che il diritto della navigazione obbliga (Articoli 113 e 1158) tutti gli stati costieri ad assicurare un servizio di ricerca e soccorso in mare e di scegliere un porto sicuro dove poter attraccare per concedere generi di prima necessità (acqua, cibo, medicinali), ma lo Stato maltese non ha mai ottemperato ai compiti che il diritto della navigazione le obbliga a fare.

Ma l’aspetto più importante della questione è la volontà di chiudere i porti del Ministro dell’Interno. Può realmente farlo si chiedono in molti? La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare prevede all’articolo 19 che il passaggio di una nave dalle acque territoriali di uno stato è sempre garantito «fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero». Il comma 2 dello stesso articolo specifica quali attività costituiscono il passaggio non inoffensivo: «Il carico e lo scarico di materiali valute e persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali o sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato». Il problema della chiusura dei porti, però, espone lo Stato italiano a possibili sanzioni per violazione degli Articoli 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo qualora a bordo della nave ci siano persone che abbiano bisogno di cure mediche urgenti o di generi di prima necessità.

Salvini e il premier Conte hanno partecipato nella giornata di ieri al vertice con il capo del governo maltese Joseph Muscat cercando di convincerlo a operarsi per le attività di primo soccorso. La risposta maltese è stata da subito negativa definendo l’atteggiamento del Ministro leghista come una provocazione volta a far degenerare la situazione nel Mediterraneo.

L’atteggiamento di Salvini ha scatenato la discussione politica con i sindaci di De Magistris di Napoli e Filippo Nogarin di Livorno hanno pubblicamente dato la loro disponibilità ad accogliere la nave, sfidando la decisione del governo centrale.

Anche la comunità internazionale ha cercato di esortare il dialogo tra i due paesi in modo da trovare una soluzione celere e soddisfacente. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, per bocca del suo inviato speciale nel Mediterraneo, Vincent Cochetel, ha dichiarato: «E' un imperativo umanitario, le persone sono in difficoltà, stanno esaurendo le scorte e hanno bisogno rapidamente di aiuto».

Solo poche ore fa si è intravista la possibilità di una soluzione alla vicenda con il governo spagnolo che ha dato la propria disponibilità ad accogliere gli immigrati dell’Aquarius. Il neopremier spagnolo Pedro Sanchez ha, infatti, dichiarato la disponibilità a far attraccare la nave al porto di Valencia.

Per una vicenda “Aquarius” che sembra in via di risoluzione rischia di nascere un’altra vicenda ancor più grave nel Mediterraneo. Ci sarebbero diverse segnalazioni che riguardano altre 790 persone soccorse da navi mercantili e militari.