“I 60 anni di un’Organizzazione vanno celebrati, non perché si vuole guardare indietro, ma proprio perché siamo proiettati avanti. Il ‘chi siamo’ viene dalla nostra storia, dalle nostre radici”. Lo ha detto il presidente dei Giovani di Confagricoltura (Anga) Raffaele Maiorano nella sua ampia relazione di apertura dei lavori del XXVII convegno dei  quadri dirigenti per celebrare i 60 anni dell’associazione, in cui si è fatto il punto, in ottica pratica e propositiva, delle sfide, degli scenari e delle prospettive per il settore.

“Abbiamo voluto porre l’accento – ha osservato - su ‘60 anni di agricoltura giovane, di qualità e sostenibile’. Il futuro dell’agricoltura si giocherà oltre che sull’innovazione e sulla ricerca, principalmente sulla qualità e sulla sostenibilità. Sono fiducioso che il nuovo governo farà propri questi temi”.

Il presidente dell’Anga ha quindi ricordato un passaggio del contratto di governo delle forze di maggioranza, in cui si dice che ‘favorire gli investimenti in imprese giovani, innovative e tecnologiche significa scommettere sul futuro e valorizzare il merito e la ricerca’. “Abbiamo apprezzato – ha commentato - l’attenzione della maggioranza e del governo verso l’imprenditorialità giovanile. Le imprese condotte da giovani devono essere, anche in agricoltura il motore dello sviluppo”.

Quindi Raffaele Maiorano ha ricordato l’importanza del settore primario. Nel 2017, secondo i rilevamenti di Eurostat, l’Italia si conferma, fra i cinque principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (valore della produzione e valore aggiunto a prezzi correnti più alti), al primo posto per valore aggiunto del settore agricolo. Nonostante l’agricoltura italiana produca molto valore, a costi di produzione contenuti e occupando molte persone, fatica a trovare una solida sostenibilità economica in termini di redditi delle aziende e dei lavoratori. Inoltre l’import agricolo, per sostenere l’export dell’industria alimentare, è in crescita.

“Dal 1982 ad oggi abbiamo perso il 50% di superficie agricola utilizzata – ha messo in evidenza -  il numero di allevamenti zootecnici è diminuito del 50%, così per gli ovini e addirittura i polli rappresentano solo il 10% rispetto a 40 anni fa. Sono aumentate, invece, le produzioni olivicole, viticole, i legumi. Abbiamo introdotto nuove varietà, come gli avocadi, il lime, la quinoa. Sono questi al tempo stesso stimoli e risposte che seguono i tempi e la nostra Associazione, nei 60 anni di vita”.

“E’ vero che la terra agricola è diminuita, ma – ha proseguito il presidente dell’Anga -  abbiamo sollecitato la legge sulle società di affiancamento e implementato i bandi per l'accesso alle terre demaniali. Se alcune colture hanno perso la loro capacità produttiva abbiamo proposto un cambio radicale di marcia con il passaggio dall'agricoltore all'imprenditore agricolo e, forse anche grazie a questo, siamo primi in Europa per il valore aggiunto”.

I temi  del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile toccano tutti.  Già nel 2015 la Fao aveva individuato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg’s), tutti connessi all’agroalimentare. L’Onu ed altri Paesi del mondo hanno sposato gli Sdg’s da realizzare entro il 2030. “Siamo consci della centralità del nostro settore – ha concluso Raffaele Maiorano - e il modello di sviluppo sostenibile studiato proprio per l’agroalimentare permetterà facilmente di misurare la conformità (compliance) per l’agrobusiness, cosa che finora è stata impossibile, per permettere alle imprese di riuscire ad orientare le loro attività, in modo da  migliorare  la sostenibilità, rendendola addirittura un’opportunità di business”.