È arrivata questa mattina al porto di Palermo la “nave della legalità”, salpata ieri sera da Civitavecchia con a bordo tanti studenti uniti nella memoria di Giovanni Falcone e delle vittime della mafia. Poi il corteo, partito dall’aula bunker del capoluogo siciliano, fra palloncini, bandiere di “Libera” e striscioni ha ricordato il magistrato ucciso ventisei anni fa e il suo celebre collega, Paolo Borsellino, che perse la vita meno di due mesi dopo. È proprio da Via D’Amelio, luogo della strage in cui morì Borsellino, che è partito un secondo corteo. 

I due gruppi si sono poi incontrati davanti all’Albero di Falcone e alle 17:58 hanno fatto un minuto di silenzio in onore delle vittime. Il grido degli attivisti è unisono: «Palermo è nostra e non di cosa nostra». Presenti anche il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, e Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone. Gli abitanti hanno mostrato il loro sostegno esponendo nei loro balconi i tradizionali lenzuoli bianchi con la scritta “no alla mafia”. 

«Il testimone consegnato da Falcone e Borsellino camminerà sulle gambe di altri, come ebbe a dire lo stesso Falcone» dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente alle celebrazioni. Esprimendo vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime, il capo dello Stato ha affermato con certezza e non poca commozione che «la mafia sarà sconfitta». 

Secondo il procuratore nazionale antimafia, invece, «la certezza è che fino ad oggi, anche nelle campagne elettorali, non si è tenuto in alcun conto della priorità della mafia». De Raho punta il dito contro l’abitudine di rimembrare il problema della criminalità organizzata solo durante le commemorazioni come quella di oggi. «È un tema – spiega il procuratore nazionale – su cui occorre la massima sensibilità da parte di tutti». 

Presente anche il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, che ha raccontato il suo ricordo della strage di Capaci. «Ero a casa e mi arrivò la notizia dell’uccisione di Falcone e di tutta la scorta. – ricorda Fico – Fu un momento che scosse l’Italia e io stesso rimasi molto colpito». Secondo la terza carica dello Stato non ci sono dubbi: «Ogni governo e ogni Parlamento devono avere come priorità la lotta alla mafia». 

A pronunciarsi è stato anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il Guardasigilli, arrivato nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, ha dichiarato che «il nostro impianto normativo sulla mafia è tra i più avanzati d’Europa». «Il tema è presente – prosegue Orlando – ma non con la giusta rilevanza». Secondo il ministro di Via Arenula «bisogna tenere alta l’attenzione e tutte le forze politiche devono essere protagoniste di una lotta alla mafia che non cessi».