Si sono svolte ieri le elezioni generali in Venezuela, mentre il Paese versa in condizioni economiche assai critiche. Nicolas Maduro, presidente uscente, è stato riconfermato e ha ricevuto il mandato dagli elettori per governare fino al 2025. Tuttavia secondo gli osservatori internazionali le elezioni non si sarebbero svolte in maniera sufficientemente trasparente. Una denuncia che proviene anche dagli oppositori di Maduro, secondo i quali la consultazione di ieri sarebbe illegittima. Il presidente uscente, socialista e successore di Hugo Chavez, è alla guida del paese dal 2013 e ieri ha ricevuto il 67,7% dei voti espressi, mentre il suo principale avversario, Henri Falcon, solo il 21,2%. Falcon ha già respinto il risultato delle urne, denunciando la situazione al presidente del Consiglio nazionale elettorale, Tibisay Lucena, che parla di «tendenza irreversibile». 

Gli aventi diritto in Venezuela sono circa 20 milioni, ma ieri si sono recati nelle stazioni di voto solo 8.603.936 cittadini. 5.823.728 di questi hanno votato per Maduro. Secondo i dati ufficiali l’astensione è arrivata al 52% segnando il record più alto dall’arrivo della democrazia nel paese. Dati ben lontani dall’elezione che aveva consacrato il presidente cinque anni fa, quando si erano recati alle urne il 76,69% degli aventi diritto. 

Secondo il leader d’opposizione Falcon, sarebbero stati allestiti 12.700 istituti sul territorio nazionale per accertare che il voto dei beneficiari dei programmi governativi arrivasse a Maduro. Ma il presidente, forte della riconferma, parla ai sostenitori che si accalcano davanti al suo palazzo di Miraflores, riferendosi al risultato come «un record storico». «Mai prima un candidato presidenziale aveva vinto col 68% dei voti del popolo - esulta Maduro -  e mai prima aveva avuto 47 punti di vantaggio sul secondo candidato». 

Javier Bertucci, prete evangelista arrivato terzo con l’11% dei voti, si è unito a Henri Falcon nel richiedere nuove elezioni. I due leader non riconoscono il risultato elettorale per via delle pressioni fatte dal governo sugli elettori. Lo sfondo è quello di un paese che sta attraversando una gravissima crisi economica. Con l’iperinflazione, la penuria di generi alimentari e medicine, la profonda inadeguatezza delle infrastrutture energetiche e idriche, il Venezuela è al collasso e i cittadini iniziano a spostarsi verso i Paesi vicini.