La Corea del Nord ritorna bellicosa. Dopo i segnali di apertura per il disarmo nucleare e la notizia di pochi giorni fa dell’inizio dello smantellamento dei siti nucleari di Punggye-ri, il Presidente Kim Jong-un rimette tutto in discussione in vista del summit con Donald Trump del 12 giugno a Singapore. Per ribadire la fermezza della sua decisione sono stati annullati gli appuntamenti di questo pomeriggio con la delegazione sudcoreana.

A far scattare le ire del giovane leader sarebbero state le esercitazioni congiunte dell’aviazione Usa e Corea del Sud dei prossimi 10 giorni. I test dell’aviazione sono, per Kim: «Una provocazione militare internazionale in contrasto con gli sviluppi positivi nella penisola coreana, una prova per l'invasione del Nord››. La dichiarazione è stata accompagnata da un monito per l’amministrazione Trump: ‹‹Gli Stati Uniti dovranno prendere attente decisioni sul destino del pianificato summit Corea del Nord-Usa alla luce di questo provocatorio putiferio militare congiunto con le autorità sudcoreane».

Dopo lo storico vertice con il presidente Sudcoreano Moon Jae-in, il presidente Kim si disse disposto alla denuclearizzazione del proprio arsenale nucleare. Per questo motivo le dichiarazioni di oggi sembrano essere un modo per poter alzare la posta dell’incontro con Trump, che chiede a Pyongyang un disarmo nucleare ‹‹completo, verificabile e irreversibile››, in cambio degli aiuti americani. «Non si esprime così chi vuole dialogare – scrive il viceministro degli Esteri nordcoreano Kim Kye Gwan -. Questa è la manifestazione di una manovra sinistra per imporre al nostro Paese il destino della Libia o dell’Iraq, che sono collassati per essersi piegati alle grandi potenze».

Il modello libico era stato proposto, tempo addietro, dal nuovo consigliere, John Bolton, che ha liquidato il comunicato del governo coreano definendolo «ripugnante». È chiaro che il più grande terrore di Kim sia quello di finire come Gheddafi o Saddam. A differenza loro, il giovane dittatore ha le armi nucleari e vuole utilizzarle per partire da una posizione di forza maggiore durante le trattative.

L’idea sarebbe quella di riuscire a stipulare un accordo che preveda la denuclearizzazionea fasi” che sia direttamente proporzionale all’alleggerimento delle sanzioni. A questo si vorrebbe aggiungere maggiori garanzie sulla continuazione del regime anche dopo lo smantellamento nucleare. Saranno questi punti che verranno trattati il 12 giugno, ammesso che uno dei due governi faccia saltare tutto: «Se gli Stati Uniti vogliono metterci in un angolo o obbligarci a un abbandono unilaterale del nucleare non saremo più interessati a questo dialogo».

Le reazioni da Washington non tardano ad arrivare. La prima a rispondere è la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert: «Andiamo avanti col lavoro per pianificare l'incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un». Successivamente la Casa Bianca ha rilasciato un comunicato: «Siamo consapevoli della notizia diffusa dai media sudcoreani. Gli Stati Uniti verificheranno indipendentemente le affermazioni della Corea del Nord e continueranno a coordinarsi con i loro alleati». Infine, il Portavoce del Pentagono Rob Manning ha chiarito che le esercitazioni nella penisola coreana non cesseranno, aggiungendo che: «Gli Stati Uniti e la Corea del Sud sono impegnate nelle annuali esercitazioni militari congiunte denominate “Foal Eagle”, che combinano operazioni via terra e via mare e coinvolgono truppe speciali, e “Max Thunder” con aerei da guerra - ha precisato Manning - per sostenere la capacità di difesa dell'alleanza Usa-Corea del Sud e per migliorare la interoperabilità e prontezza».

Durissima la replica che arriva da Seul, che giudica ‹‹deplorevole›› la decisione unilaterale di annullare gli incontri di alto livello di Panmunjom, villaggio al confine fra le due Coree. Il Ministero dell’Unificazione del Sud ha annunciato l’invio di una nota di protesta contro l’atteggiamento di Pyongyang, considerato non in linea con le dichiarazioni congiunte dei due leader durante i summit del 27 aprile.