È deceduto, nella giornata di ieri all’ospedale San Raffaele di Milano, Salvatore Ligresti, noto immobiliarista e uomo d’affari attivo tra gli anni ‘80 e ’90 nel Milanese. Lascia la moglie, Antonella Susini, e i tre figli, Giulia Maria, Paolo e Jonella.

Originario di Paternò, in provincia di Catania, emigrò a Milano subito dopo la laurea in ingegneria. Dopo i primi anni di lavoro in uno studio di progettazione del capoluogo lombardo, l’ingegnere riuscì a metter su un piccolo impero investendo nel mattone, durante il boom dell’edilizia degli anni ’70-’80, e successivamente nella finanza.

Entrato nella cerchia degli imprenditori della “Milano da bere” grazie all’intercessione di altri siciliani trapiantati a Milano, come l’avvocato Antonino LaRussa, e vicina ai socialisti di Bettino Craxi, Ligresti investì una parte della fortuna accumulata nel settore dell’edilizia nelle maggiori società per azioni italiane come Pirelli, Sai e Mediobanca (storica l’amicizia col numero uno della banca lombarda del tempo, Enrico Cuccia).

Fu tristemente noto alle cronache giudiziarie per i diversi processi a suo carico e dei suoi investimenti. Dallo scandalo delle Aree d’oro, i terreni agricoli dell’ingegnere che il comune di Milano comprò a prezzi spropositati, fino a Tangentopoli, che costò all’imprenditore 112 giorni di carcere a San Vittore, per aver pagato tangenti per gli appalti della costruzione della metropolitana di Milano e delle Ferrovie Nord. Protagonista della strana vicenda che vide il rapimento della moglie dalla parte della mafia nel 1981. Il caso si conclude con la liberazione della donna dietro il pagamento di un riscatto e la probabile morte dei rapitori.

Cade in disgrazia dopo le vicende giudiziarie e per colpa di investimenti sbagliati come l’acquisito di Montedison e Sai che lo porteranno vicino alla bancarotta. Per risolvere il crack fu costretto a cedere la Fonsai, ad Unipol, e la guida della holding di famiglia ai figli.