Vecchi e nuovi venti di guerra continuano a soffiare sul Mediterraneo, in direzione della Siria e della Russia. Mentre l’opinione pubblica si interroga ancora sulla veridicità dell’attacco con armi chimiche perpetrato dal dittatore siriano Bashar Al Assad, sui social e nelle agenzie di stampa si rincorrono le dichiarazioni dei leader. Le vie più calde sono sempre quelle diplomatiche: è al palazzo di vetro delle Nazioni Unite, infatti, che l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia riferisce come reale il rischio di una guerra fra Stati Uniti e Russia. Ma il governo di Putin preferisce evitare qualsiasi pericolosa escalation, e a tal proposito ha aperto una linea di comunicazione con il governo americano, allo scopo di allentare la tensione. Il ministero della Difesa di Mosca ha chiesto al Pentagono di essere avvisato in anticipo su un eventuale attacco missilistimo, mentre la Marina russa limita la navigazione nello specchio d’acqua antistante il territorio siriano. Ma l’atmosfera rimane poco rassicurante: undici navi russe sono salpate dal porto di Tartus, mentre gli aerei dell’aviazione americana sorvolano ripetutamente le aree interessate. Ma dal Cremlino avvertono: un attacco contro le navi russe potrebbe avere «conseguenze catastrofiche»

Donald Trump, dal canto suo, aveva avvertito circa una reazione militare da parte degli Stati Uniti nei confronti del regime siriano. Il giorno dopo, tuttavia, i toni del presidente si sono ammorbiditi e in un nuovo tweet ha reso più vaga l’idea di un attacco sulla Siria. Nella stessa direzione si muove Jim Mattis, capo del Pentagono, che ammonisce dinanzi al Congresso circa i guai che deriverebbero da «un’escalation fuori controllo» all’interno di un quadro, quello mediorientale, già sull’orlo del disastro. La decisione degli Stati Uniti, dunque, non è ancora chiara, ma Trump assicura sul fatto che arriverà presto

Fonti della Casa Bianca, riferisce l’emittente statunitense Nbc, affermano che il governo avrebbe le prove dell’utilizzo di armi chimiche nell’attacco a Douma: campioni di sangue e urine delle vittime, con tracce di cloro e di un agente nervino. Sarà lo stesso Donald Trump a doverle valutare, mentre in queste ore incontra gli uomini della Sicurezza Nazionale e del Pentagono per un punto della situazione.

Gli americani non sono gli unici a dire di avere in mano delle prove che confermano l’utilizzo del sarin in Siria. Anche la Francia di Emmanuel Macron riferisce di detenerle, nonostante l’Eliseo prenda tempo. «Un’azione sarà presa a tempo debito – dice il presidente francese – quando giudicheremo ciò più utile ed efficace: la Francia non consentirà alcuna escalation che porti a destabilizzare la regione». Convinti della realtà delle armi chimiche si dicono anche a Downing Street, dove il primo ministro britannico, Theresa May, incontra i suoi per più di due ore. «Riteniamo molto probabile – riferisce il governo della corona – l’attacco con armi chimiche. È necessario prendere misure contro chi le usa». 

Di diverso avviso, invece, Germania e Italia. Dopo una telefonata fra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il cancelliere tedesco Angela Merkel, infatti, entrambi i paesi annunciano che non parteciperanno ad alcuna azione militare

Nel frattempo i ribelli siriani abbandonano Ghouta, l’enclave alle porte di Damasco, lasciandovi sventolare le bandiere siriane. Un team di esperti dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche è in viaggio verso la Siria, per verificare l’accaduto e indagare sul disastro della settimana scorsa.