Sono in venti gli indagati per la disastrosa gestione della proiezione della finale di Champions a Piazza San Carlo, Torino, il 3 giugno scorso. Gli eventi portarono alla morte di una donna di 38 anni e oltre 1500 feriti, di cui 315 gravi. Tra gli indagati, a cui la procura di Torino ha deciso di contestare anche il reato di disastro colposo, figurano anche la sindaca Chiara Appendino e il questore Angelo Sanna.
 

Gli inquirenti hanno ricostruito gli errori che sono stati commessi nell'organizzazione e nella gestione della proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Il 26 maggio la sindaca Appendino, che all’epoca aveva ancora la delega agli eventi, incaricò il suo ufficio di gabinetto il quale, a sua volta, decide di affidarsi a Turismo Torino, l’agenzia di promozione della Città. Essendo il Comune l’«effettiva organizzatrice e responsabile della manifestazione», seguita dai funzionari del gabinetto del sindaco, secondo la Procura, Appendino e il capo di gabinetto Paolo Giordana, dimessosi dieci giorni fa, avrebbero dovuto «sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti»Giordana però incaricò Turismo Torino, convocando al telefono il suo presidente, Maurizio Montagnese. Agli atti amministrativi e burocratici hanno poi provveduto il direttore del gabinetto della sindaca Paolo Lubbia e una funzionaria, senza relazionarsi più con Appendino sugli sviluppi successivi. 

 

Nella ricostruzione degli investigatori, il Comune si è disinteressato della gestione dopo averla delegata a Turismo Torino, che ha commesso una serie di errori. Innanzitutto dando l'incarico di progettista all’architetto Enrico Bertoletti, che però «non assicurava livello di professionalità affidabile». Il progetto infatti presentava due grandi falle: lo spazio riservato per l'evento era adatto, per legge, solo alla metà delle 40mila persone previste e il piano di evacuazione non garantiva la sicurezza, dal momento che le vie di fuga erano ostruite con delle transenne. 

 

Né il Comune né la commissione di vigilanza della prefettura hanno supervisionato la gestione: di conseguenza, non hanno potuto correggere gli errori del progettista. Al contrario, la commissione di vigilanza autorizzò la capienza, senza accorgersi dell’«inadeguatezza del piano di emergenza». Anche il questore Angelo Sanna e il suo capo di gabinetto Michele Mollo diedero il via libera alla manifestazione senza imporre ad Appendino, che in quanto assessore alla Sicurezza avrebbe dovuto provvedere di sua iniziativa, di emanare un’ordinanza per limitare la vendita di alcolici e vietare la presenza di bottiglie in vetro.