Prima pagina

 

Voto al Nord, strappo a metà

 

Catalogna fra resistenza e trattativa

 

Shinzo Abe centra il bersaglio, ora può cambiare il Giappone

 

Legge elettorale, primo freno al dialogo fra Renzi e Speranza

 

 

Politica

La spinta del referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto parla soprattutto veneto. E’ un’autonomia a due velocità, con il governatore Luca Zaia a guidare l’asse del Nord leghista: in Veneto viene superato nettamente il quorum di legge (57,9%) e i Sì sono una valanga, più del 98%; in Lombardia, dove non era previsto un quorum, invece, Roberto Maroni si deve accontentare del 40%. Un dato che supera l’obiettivo minimo che si era dato il governatore del 34% dei votanti al referendum sulla riforma del Titolo V del 2001. Ne parlano tutti i giornali nazionali.

 

Intervistato da Repubblica, Zaia dice: «Altro che voto inutile, questo è il Big Bang delle nostre riforme. Adesso apriamo subito una mediazione per trattenere i nove decimi delle nostre tasse». Sul Corriere della Sera, intervistato da Marco Cremonesi, Maroni si dice soddisfatto: «Tre milioni di voti sono tanti e li farò pesare, sarà necessario ascoltarci».

 

Sulla Stampa, Paolo Colonnello intervista Giorgio Gori, sindaco di Bergamo (città record per affluenza) e a capo della lega dei sindaci Pd a favore del referendum: «Non sono pentito del sì, poteva andare peggio. Andrò a Roma con Maroni. Senza i sindaci di centrosinistra il risultato sarebbe stato peggiore».

 

Sulle stesse pagine, Paolo Baroni spiega cosa succederà adesso. Il succo del discorso: “Le due regioni dovranno adottare una delibera con la quale si indicano esplicitamente le materie su cui rivendicano la competenza e quindi avviare una trattativa col governo. L’eventuale intesa dovrà poi essere tradotta in una proposta di legge che il Parlamento dovrà approvare con voto a maggioranza assoluta”.

 

Il Giornale, con Alessandro Sallusti, parla di «successo» («Il Nord c’è ed è capace di mobilitarsi per difendere la sua identità e i suoi diritti»), mentre per Il Tempo si è trattato di un «referendum bluff».

 

Intanto a sinistra sembra già finita la prova di dialogo tra Pd e Mdp. Alessandro Trocino sul Corsera: “Il leader Pd chiude al dialogo con i bersaniani. No alle richieste di Mdp sulla legge elettorale. La replica: parole arroganti un punto di non ritorno”.

 

 

Economia

Dati interessanti di Marco Ruffolo su Repubblica Affari & Finanza: “La crescita dimentica i salari, ecco chi paga i lunghi anni della crisi. Solo ora le retribuzioni medie stanno faticosamente tornando alle posizioni di dieci anni fa, ma la realtà per milioni di lavoratori è una perdita secca di valore dei loro stipendi. La conseguenza è un freno all’inflazione, alla domanda e quindi alla stessa ripresa”.

 

Quasi 9 miliardi di garanzie che hanno “liberato” finanziamenti per 12,6 miliardi. Sessantamila imprese ammesse per oltre 87mila operazioni. E’ il bilancio dei primi nove mesi del 2017 del Fondo centrale per le Pmi, uno strumento che dall’inizio della crisi ha accolto più di 700mila richieste di intervento. Ne parla Francesca Barbieri sul Sole 24 Ore.

 

Su L’Economia del Corriere della Sera, Massimo Gaggi parla della “caduta degli dei”, che sarebbero i banchieri centrali: “Hanno salvato il mondo dalla peggiore recessione, con il quantitative easing hanno aumentato a dismisura la liquidità e inaugurato l’era dei tassi negativi. Ma l’inflazione non riparte, così la ripresa resta fragile. I bazooka monetari non bastano più e allora c’è chi riprova a mettere in discussione l’autonomia dei guardiani delle valute”.

 

 

Giustizia

Parole nette quelle espresse alla festa del Foglio a Firenze dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini contro i magistrati in politica e nei talk show: «Anche in tv i giudici quando esternano devono apparire imparziali. Chi si candida non torni negli uffici giudiziari». Ne parla anche il Messaggero.

 

 

Esteri

A meno di un mese dalla dissoluzione della Camera bassa, l’azzardo politico del premier giapponese Shinzo Abe ha pagato: l’attuale coalizione di governo ha conquistato alle elezioni una maggioranza superiore ai due terzi dei parlamentari, con la quale proverà a emendare la costituzione pacifista del Giappone per rispondere alle continue minacce della Corea del Nord. Michelangelo Cocco sul Messaggero.

 

Oggi il Parlamento catalano deciderà come rispondere al commissariamento di Madrid (prevista la riunione della giunta dei portavoce, mentre la plenaria è convocata per venerdì). Elena Marisol Brandolini sul Fatto Quotidiano: “Puidgemont al bivio: Repubblica catalana o elezioni anticipate. I radicali premono per la proclamazione, i moderati per urne anticipate”.

 

Poche le altre notizie rilevanti, tanto che Repubblica trova il modo di far notare in prima pagina una contrapposizione tra gli ex cinque presidenti americani ancora in vita (Carter, Obama, Clinton, Bush padre e figlio), riunitisi in Texas per raccogliere fondi per le vittime degli uragani, e Donald Trump, che si è limitato a registrare un messaggio: “Con gli ex presidenti non c’è grande sintonia”. Sopravviveremo