A una settimana dal referendum per l’indipendenza, che si è svolto domenica 1 ottobre, continua a essere poco chiaro cosa succederà in Catalogna.

Negli ultimi giorni, si sono susseguiti scioperi e manifestazioni. Banco Sabadell e Caixa, due grandi banche catalane, hanno spostato la propria sede legale da Barcellona rispettivamente a Valencia e ad Alicante, fuori dalla Catalogna, mentre Gas Natural, multinazionale del settore energetico, si è spostata a Madrid. Anche altre società hanno già annunciato il trasferimento.

In seguito al ricorso presentato dal Partito socialista della Catalogna (Psc), il Tribunale costituzionale spagnolo ha sospeso la sessione del Parlamento catalano che era prevista per oggi, lunedì 9 ottobre: secondo il Psc, il presidente del governo catalano, Carles Puigdemont, avrebbe in quella sede posto al voto del parlamento la DUI (“declaración unilateral de independencia”, dichiarazione unilaterale di indipendenza).

Il presidente del consiglio Mariano Rajoy da un lato, sebbene abbia dichiarato di essere pronto a farlo, non ha ancora applicato l’articolo 155 della Costituzione, che sospenderebbe l’autonomia della Catalogna, dall’altro non ha neanche cercato di instaurare un dialogo con il governo catalano. Il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) non ha preso una posizione precisa: non appoggia il Partito popolare (Pp) nell’applicazione dell’articolo 155, ma ha anche rifiutato di sostenere la mozione di sfiducia al governo presentata da Podemos.

La crisi catalana preoccupa anche l’Europa. L’Economist, pur criticando l’operato del governo spagnolo e di quello catalano, ritiene ancora possibile un accordo tra le parti, che in ogni caso dovrebbe prevedere l’indizione di un referendum sull’indipendenza. Puigdemont ha ripreso l’articolo su Twitter.