Prima pagina

 

Catalogna, la marea unionista: «No alla secessione, è un golpe»

 

Rottura a sinistra. Mossa di Pisapia: dialogo con Renzi

 

Falchi Ue contro gli sconti all’Italia

 

Ferrara, arrestato il fratello dell’assassino di Marsiglia

 

Sicilia, esclusa la lista di Crocetta

 

 

Politica

Nuova rottura a sinistra. Giuliano Pisapia liquida quello di Bersani e D’Alema come «partitino del 3%» e apre al dialogo con Renzi: «Voglio un centrosinistra che governi e batta le destre e i populismi». L’ennesima spaccatura a sinistra è su tutti i giornali, tra cui il Corriere della Sera, con Alessandro Trocino.

 

E su Repubblica, Cappellini e Ciriaco intervistano proprio l’ex sindaco di Milano, che spiega il suo piano per una sinistra di governo: «La sinistra e il centrosinistra hanno perso negli ultimi anni 3 milioni di elettori, eppure la passione e la voglia di impegnarsi aumentano ma non trovano più sbocco». Su Mdp: «Una parte si è allontanata dal progetto di creare una forza aperta e ragionevole». Con Prodi, Letta e Franceschini? «Confrontarci fino allo sfinimento».

 

Non aiuta a stemperare i toni Ettore Rosato (capogruppo Pd alla Camera), intervistato da Monica Guerzoni sul Corsera: «Al momento Mdp sta facendo Rifondazione comunista, ma almeno il Prc lo faceva per scelta ideologica, mentre loro sono mossi solo dal rancore. Chi dà le carte e traccia la linea è Massimo D’Alema».

 

L’ennesimo colpo di scena delle elezioni siciliane riguarda Rosario Crocetta. La corte d’appello di Messina ha infatti ricusato la lista «Arcipelago-Micari presidente» nella città dello Stretto, l’unica dove il presidente uscente era candidato. Ne parla Giuseppe Falci sul Corsera, mentre sul Giornale Mariateresa Conti parla di “ultimo disastro di cinque anni fallimentari”.

 

 

Economia

La Commissione europea finisce sul banco degli imputati dei ministri economici e a pagarne le conseguenze potrebbe essere l’Italia, che con l’esecutivo Ue ha siglato un “patto di ferro” per blindare la prossima manovra. Il rischio è che l’accordo si indebolisca sotto i colpi dei ministri fedeli al rigore dei conti pubblici, che oggi e domani si riuniranno in Lussemburgo per l’Eurogruppo/Ecofin. Retroscena interessante di Marco Bresolin sulla Stampa.

 

Meno debiti, ma contratti soprattutto da fasce di reddito più basse e quindi più rischiosi, con una quota di Npl di circa il 13%. E’ la situazione in cui si trovano le famiglie italiane rispetto agli altri sette principali Paesi dell’Eurozona. Al polo opposto è l’Olanda, con il livello più alto di indebitamento rispetto al Pil ma un peso distribuito più equamente. Irlanda e Portogallo in testa per sofferenze e difficoltà di pagamento. Primato spagnolo per la quota di reddito necessaria per saldare i debiti. Dati illuminanti di Chiara Bussi sul Sole 24 Ore.

 

Su Repubblica Affari & Finanza da non perdere l’intervista di Sara Scarafia a Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb, il sito di affitti che vale 30 miliardi: «La prossima rivoluzione un portale per i borghi storici».

 

Su Corriere Economia, Ferruccio De Bortoli stronca l’idea di introdurre monete parallele: “La politica si illude, non si cresce così. Mercati ed Europa ci attendono sul fronte del debito”.

 

 

Terrorismo

E’ stato arrestato a Ferrara, con l’accusa di terrorismo internazionale e partecipazione all’attentato, il fratello del killer di Marsiglia, il tunisino che il primo ottobre ha ucciso a coltellate due donne nella città francese. Secondo gli investigatori era il fratello ad avere contatti con gli ambienti fondamentalisti. Ne parla, fra gli altri, Fiorenza Sarzanini sul Corsera.

 

 

Esteri

Centinaia di migliaia di persone hanno invaso ieri il centro di Barcellona per contrapporsi al piano del presidente catalano Puigdemont di proclamare l’indipendenza. Il popolo unionista: «Il referendum è un golpe». Il premier Rajoy: «Non vi lasciamo soli». Il racconto della giornata di Niccolà Zancan sulla Stampa.

 

Commento di Enzo Raisi sul Tempo dal titolo “La Spagna che resiste”: “Una prova di forza che la classe dirigente catalana non potrà ignorare. Se tireranno dritti con la dichiarazione di indipendenza, sarà frattura con il popolo”.

 

Theresa May si preparerebbe a un rimpasto di governo per superare l’ennesimo momento critico del suo governo. E per rilanciare un’immagine di autorevolezza che pochi le riconoscono, la premier ha lasciato intendere che il ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra Boris Johnson, che nelle ultime settimane ha fatto di tutto per metterle i bastoni fra le ruote, potrebbe perdere il posto. L’analisi di Cristina Marconi sul Messaggero.