A novanta giorni di distanza dalla sentenza sul caso del Porto di Imperia, sono state depositate le motivazioni con cui i giudici della Corte d’appello di Torino hanno confermato l’assoluzione per tutti gli imputati, compreso l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone.

Nelle motivazioni i giudici parlano di “un’opera rimasta in larga misura incompleta” e “presentante notevoli difetti, in diversi suoi aspetti”, confermando ciò che ormai è noto da tempo: se il porto turistico è rimasto incompiuto, ciò è stato causato proprio dall’emergere dell’inchiesta della procura di Imperia, poi crollata in fase di giudizio, con gravi ripercussioni sull’economia della città ligure oltre che sulla vita delle persone coinvolte (accusate ingiustamente e poi assolte).

I lavori da parte di Acquamare, la partecipata del gruppo Acqua Marcia di Bellavista Caltagirone che aveva ottenuto l’aggiudicazione del progetto, iniziarono nel 2006 ma vennero interrotti nel 2010 dallo scoppio dell’inchiesta. Un’inchiesta, quella dei magistrati della procura di Imperia, poi bocciata clamorosamente in fase di giudizio, sia in primo che secondo grado, dai giudici del tribunale e poi della Corte d’appello di Torino, ai quali era stato trasferito per ragioni di compatibilità il procedimento.

Ora dalla Corte d’appello torinese giunge l’ennesima tirata d’orecchie ai magistrati della procura di Imperia, di fatto responsabili dello stop ai lavori di un’opera di dimensioni imponenti che avrebbe proiettato la città ligure sul piano internazionale. Di fronte all’emergere delle indagini, il comune decise di revocare la concessione demaniale alla Porto d'Imperia spa, bloccando i lavori e dando vita a una serie di ricorsi e contro-ricorsi sul piano amministrativo. L’impatto sul piano dell’immagine pubblica e dell'attrazione degli investimenti dall’estero è stato devastante. Il porto, senza l’intervento della magistratura, sarebbe bello che finito.