Prima pagina

Rivolta nel Pd, Prodi e i leader contro Renzi

Consip, Woodcock sotto inchiesta per le fughe di notizie

Google, mazimulta Ue di 2,4 miliardi per abuso di posizione dominante

 

Politica interna
Scoppia la rivolta contro Renzi nel Pd. Il segretario nella giornata di ieri ha criticato la possibilità di tornare a una coalizione di centrosinistra definita «casa delle correnti e dei leader tutti contro tutti» lanciando un messaggio in direzione dell’attivismo di Romano Prodi. Il Professore, in risposta, si è subito detto disponibile a farsi da parte ma si scatena la polemica con i fondatori del partito Veltroni e Franceschini che criticano l’isolazionismo del segretario. Renzi insiste: «Basta parlare di coalizioni, io ho vinto le primarie». Lo racconta, tra gli altri, la Repubblica.

Sulla Stampa Fabio Martini si occupa dello scontro nel Pd tra Renzi e Prodi. All’origine della rottura ci sarebbe stata la richiesta da parte del Professore al segretario di rinunciare alla premiership in favore di un candidato meno divisivo come Enrico Letta.

Lunga intervista del ministro Dario Franceschini a Carmelo Lopapa sulla Repubblica. «Qualcosa di è rotto con il Paese - ha dichiarato il ministro – il Pd è nato per unire, non per dividere». Al centro del colloquio le polemiche sulla coalizione di centrosinistra inclusiva, caldeggiata da Franceschini ma osteggiata da Renzi.

Continua lo scontro anche nel centrodestra. Sulla Stampa Amedeo La Mattina scrive del solco profondo che divide Berlusconi da Salvini. Il leader leghista, intenzionato a candidarsi come premier e sponsor di una legge maggioritaria, attacca: «Silvio tratta ancora col Pd». E’ gelo tra i due leader.

Sul Messaggero un retroscena di Marco Conti torna a occuparsi di manovre interne al centrodestra. Se infatti Salvini spinge per una legge maggioritaria, Berlusconi tenta di riaprire il tavolo per una legge proporzionale proprio per arginare il leader leghista. Il Cavaliere è critico pure sul «modello Genova»perché rischierebbe di regalare i voti moderati ad Alfano.

Sul Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa intervista l’ex ministro Claudio Scajola. Il politico ligure è netto nello sconfessare il «modello Genova» che viene attribuito all’intuito del governatore Toti, ritenuto intelligente ma anche molto fortunato. Per Scajola, infatti, il successo alle amministrative sarebbe frutto più che altro di «antirenzismo e astensione di sinistra».

Trasferta romana per Davide Casaleggio. Come riporta un retroscena di Alessandro Trocino sul Corriere della Sera, il figlio del co-fondatore del Movimento 5 Stelle ha incontrato ieri la sindaca Raggi assicurandole il suo sostegno ma invitandola a portare a casa risultati concreti. Vertice anche con Di Maio per parlare di premiership, mentre si fa strada l’ipotesi di candidare Roberta Lombardi alla presidenza della Regione Lazio.

Rai
Sul Corriere della Sera Paolo Conti si occupa della Rai e del «caso Fazio». Il consigliere del Cda Diaconale ha infatti dichiarato: «Siamo stati costretti a sottoscrivere il contratto di Fazio, ci è stato detto che se non avessimo chiuso l’accordo la mattina del 24, avrebbe firmato con un’azienda concorrente». Critiche da Anzaldi, segretario della Vigilanza Rai, e da Carlo Freccero che chiede al Dg di rivedere il contratto. Interviene a difesa del conduttore la presidente della Rai: «Non so se la Rai avrebbe retto all’addio di Fazio».

Giustizia
Proseguono gli strascichi giudiziari del caso Consip. Il pm di Napoli Woodcock e la conduttrice televisiva Federica Sciarelli, a cui è da tempo legato, sono indagati dalla procura di Roma rispettivamente per violazione del segreto istruttorio e per concorso nel reato. «Ho piena fiducia nei colleghi di Roma, e quindi potrò dimostrare la mia totale estraneità» ha dichiarato il pm. Lo racconta Edoardo Izzo sulla Stampa.

Il Garante dei detenuti Stefano Anastasia fa sapere che lo stato di salute accertato di Marcello Dell’Utri è incompatibile con il regime carcerario. L’udienza per esaminare il caso è fissata per il 21 settembre. Ne scrive, tra gli altri, La Repubblica.

Economia
Multa record per Google da parte della Commissione Ue. L’azienda dovrà pagare 2,4 miliardi di euto per abuso di posizione dominante avendo approfittato del proprio dominio sul mercato dei motori di ricerca per favorire gli ulteriori servizi dell’azienda a discapito dei competitor. La replica: «Pronti a impugnare il verdetto europeo». Lo racconta Ivo Caizzi sul Corsera.

Dalla «bad bank» delle banche venete lo Stato spera di guadagnare 700 milioni. Il calcolo è stato presentato nella relazione che accompagna il decreto che ha dato il via libera all’operazione. Contro le polemiche e le accuse a Roma di violare le regole europee interviene la commissaria Ue Vestager dichiarando che l’operazione «non aggira la regole». Nel frattempo la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per l’ex ad di Veneto Banca Consoli per aggiotaggio. Ne scrive Vittoria Puledda sulla Repubblica.

Via libera dalla commissione Esteri del Senato all’accordo economico Ue-Canada (CETA), ora il provvedimento passa all’esame dell’aula. Lo riporta Francesco Di Frischia sul Corriere della Sera.

Sul Sole 24 Ore Roberto Turno si occupa del rapporto della Corte dei Conti sul bilancio dello Stato 2016. I magistrati contabili puntano il dito contro le difficoltà a ridurre la spesa pubblica con i debiti fuori bilancio dei ministeri che raddoppiano e la spending review che non sortisce gli effetti sperati. Spazio anche alla condanna della corruzione, definita «devastante».

Esteri
Nuovo attacco hacker globale. Il virus si chiama Petya e il meccanismo è sempre il medesimo: blocca il computer e per sbloccarlo chiede un riscatto. Partito dalla Russia il virus ha infettato multinazionali in 150 paesi. Lo racconta Rosalba Castelletti sulla Repubblica.

Dura presa di posizione di Trump: «Sa Assad usa i gai interveniamo». Il Pentagono stare infatti monitorando la base di Shayrat da cui partirono i jet con il sarin lo scorso aprile. Sostegno al presidente Usa dall’omologo francese Macron, dura invece la reazione della Russi: «Minacce inaccettabili». Ne scrive Giuseppe Sarcina sul Corsera.

Sulla Repubblica Federico Rampini racconta della nuova sconfitta interna di Trump. Il Senato ha infatti dovuto rimandare il voto sulla riforma dell’Obamacare, cavallo di battaglia della campagna elettorale del presidente. La riforma priverebbe dell’assistenza sanitaria 22 milioni di americani e si accende lo scontro tra i moderati, che vorrebbero tutelare i più poveri, e gli ultra-liberisti, per cui questa riforma è ancora troppo poco.