Prima Pagina

 

Patto Pd-Fi-M5S, l’accordo c’è: subito legge e voto

 

Continua lo scontro tra Merkel e Trump

 

Il piano dell’Ilva: esuberi per 6 mila. Sindacati in trincea

 

Raggi: «Rinvio a giudizio? Non mi dimetto»

 

Manovra, oggi il voto di fiducia sulle correzioni della Camera: web tax, studi di settore, voucher

 

Politica interna

Incassato l’accordo sul sistema elettorale e sul voto anticipato con le altre forze politiche, Matteo Renzi ha affrontato ieri la direzione del Partito democratico. Ne scrive sulla Repubblica Carmelo Lopapa. Pur non parlando di date precise per il voto, il segretario impone un’accelerata sulla legge elettorale che, nei desiderata di Renzi, dovrebbe vedere la luce entro il 7 luglio. Sul passaggio elettorale, però, l’intenzione è chiara ed è esplicitata da una frase inequivocabile: «In democrazia capita di votare. Sostenere che il voto costituisce un pericolo è una tesi un po’ suggestiva». Oltre agli alfaniani, sul piede di guerra, dall’accordo si tira fuori anche la parte del Pd che fa capo ad Andrea Orlando che accusa il segretario di «abbandonare la prospettiva di centrosinistra per una neo centrista». Nel voto finale, infatti, si conteranno trentatre astensioni della componente orlandiana.

 

Sul Corriere della sera, Maurizio Giannattasio scrive sul progetto politico dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Dopo aver inseguito per mesi una prospettiva di coalizione con tutto il centrosinistra, Pisapia prende atto che la corsa al sistema tedesco spariglia i giochi, rendendo praticamente impossibile una logica aggregatrice. La scommessa dell’ex sindaco però rimane in piedi, pur cambiando i soggetti in partita. L’idea sarebbe ora di aggregare le forze politiche della sinistra fuori dal Pd sperando in questo modo di scavalcare la soglia del 5%.

 

Sulla Repubblica, in un retroscena a firma Tommaso Ciriaco, vengono riportate le preoccupazioni e le manovre dei centristi che si sentono traditi da Renzi. Preoccupati dalla soglia di sbarramento al 5%, gli alfaniani promettono il “Vietnam parlamentare” al Senato e si appellano a Mattarella che, pur mantenendo qualche dubbio sulla corsa alle urne, ancora una volta non sembra intenzionato ad intervenire nel gioco politico.

 

Sul Corriere della sera, Cesare Zapperi racconta le manovre di accreditamento del Movimento 5 Stelle come forza di governo responsabile. Dalla condivisione del percorso sulla legge elettorale, al lavoro comune per il ddl Richetti sui vitalizi, passando per gli incontri con le diplomazie estere (Israele e Stati Uniti) e con il Vaticano. Appare evidente il tentativo del Movimento di scrollarsi di dosso l’etichetta di forza populista. Queste manovre preoccupano comunque un po’ la base che sul web manifesta la preoccupazione di veder annacquata la portata innovatrice del movimento di Beppe Grillo.

 

Sul Sole 24 Ore si dà conto dell’approvazione in Commissione, avvenuta nella giornata di ieri, del ddl Richetti per il ricalcolo in senso contributivo dei vitalizi per gli ex parlamentari. Il provvedimento dovrebbe approdare in aula entro questa settimana.

 

Sulla Stampa viene riportata la nuova segreteria del Pd scelta da Renzi. Si tratta di 12 persone che si occuperanno di 25 dipartimenti. Tra i nomi spiccano quelli di Richetti, Guerini, Giachetti e della sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini.

 

Economia

Sul Sole 24 Ore, Marco Mobili e Marco Rogari scrivono in merito alla manovra correttiva che avrà oggi il via libera alla Camera. Con il voto di fiducia sul maxiemendamento entreranno nella manovra una serie di correttivi, a cominciare dai nuovi «buoni lavoro» che dovrebbero sostituire i voucher. Tra le novità anche l’addio agli studi di settore, sostituiti dagli indici di affidabilità fiscale, l’introduzione della «web tax» e il taglio dei tempo di erogazione dei rimborsi Iva.

 

Sulla Stampa, Marco Bresolin racconta un’Ue che fa buon viso a cattivo gioco nei confronti delle manovre che porteranno al voto anticipato in Italia. Per Bruxelles, infatti, il ritorno alle urne tra settembre e ottobre rappresenta ormai un dato acquisito e l’attenzione si sposta ora sulla gestione della legge di bilancio che andrà approvata entro l’anno. Sul tavolo ci sarebbe la proposta di una manovra «a rate» con l’approvazione di alcune misure prima dell’estate ma lasciando il resto del lavoro al nuovo esecutivo. L’obiettivo sarebbe di rassicurare la Commissione in modo da ottenere più tempo rispetto alla scadenza del 15 ottobre (insostenibile in caso di elezioni anticipate).

 

Per il salvataggio delle banche venete non si potrà fare affidamento sul fondo Atlante, come scrive Stefano Righi sul Corriere della Sera. Quaestio, società che gestisce il fondo, ha fatto sapere di non voler sottoscrivere un nuovo aumento di capitale in una lettera in cui denuncia le «tante incertezze» che «impediscono di fatto una decisione per qualunque investitore responsabile». La palla passa ora al ministero dell’Economia che, per bocca del ministro Padoan, ha escluso nei giorni scorsi l’ipotesi bail-in e quella del fallimento.

 

L’Antitrust Ue dà il via libera (condizionato) al controllo del gruppo Telecom da parte di Vivendi. Come riporta Roberta Amoruso sul Messaggero, perché questa operazione non contrasti con la normativa antitrust è però necessario che il gruppo di tlc italiano ceda al contempo il 70% di Persidera, la società delle frequenze televisive, per evitare che si concentrino troppi benefici su Vivendi dopo l’assalto a Mediaset dei mesi scorsi. Il dossier dovrebbe arrivare al cda di Telecom già domani con il probabile avvicendamento al vertice tra Giuseppe Recchi e Arnaud de Puyfontaine.

 

Sul Corsera Michelangelo Borrillo scrive in merito all’incontro avvenuto ieri al ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Calenda e i sindacati per illustrare le proposte pervenute per il salvataggio dell’Ilva. Le proposte di entrambe le cordate in partita, ArcelorMittal e Jindal, concordano infatti su un punto: più di seimila esuberi. Scontata la reazione indignata dei sindacati.

 

Sempre sul caso Ilva, da segnalare su Repubblica il retroscena di Roberto Mania in cui si racconta di un ministro Calenda indisponibile a rimettere in discussione la gara in corso, nonostante le obiezioni dei sindacati. La partita, dalle parti del ministero dello Sviluppo economico, è considerata chiusa: l’Ilva andrà ad Arcelor Mittal alleata con Marcegaglia e Banca Intesa.

 

Su Italia oggi, Daniele Capezzone denuncia le nuove norme contenute nella manovra correttiva che rimettono in discussione i servizi di trasposto low cost (come Flixbus) e i sistemi di locazione turistica per brevi periodi (Airbnb). «Siamo alle prove tecniche di suicidio economico italiano: scoraggiare e disincentivare i privati a usare le case per le vacanze», si legge nel corsivo. 

 

Giustizia

Sul Corriere della sera, Andrea Arzilli racconta dell’indisponibilità della sindaca Raggi alle dimissioni in caso di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso, in relazione all’inchiesta sulle nomine in Campidoglio di Salvatore Romeo e del fratello del suo collaboratore Raffaele Marra. A sostegno della sindaca si aggiunge Di Maio che spiega come la linea del Movimento sia di valutare caso per caso, prevedendo le dimissioni automatiche solo in caso di condanna per reati non colposi.

 

Due candidati alle elezioni su cinque arrestati o vittime di misure cautelari: accade a Trapani a pochi giorni dalle elezioni comunali. Tanto che per il governatore regionale Crocetta non ci sono più le condizioni per un voto democratico. Ne parla Ermes Antonucci sul Foglio: “L’ingerenza della magistratura a Trapani che fa godere i manettari”.

 

Esteri

In un retroscena sulla Stampa, Alessandro Alviani racconta le grandi manovre di Berlino in vista del summit del G20 di luglio per arginare il «rischio» Donald Trump. L’obiettivo della cancelliera Merkel è quello di costringere gli Usa a un’intesa su clima e commercio e, per fare questo, si moltiplicano gli incontri e i contatti con gli altri partner del vertice che si terrà ad Amburgo tra poco più di un mese.

 

Continua lo scontro a distanza tra Germania e Usa. Sulla Stampa, Paolo Mastrolilli scrive in merito ai nuovi attacchi da parte del presidente americano nei confronti di Berlino. Sul suo account Twitter, Trump ha rispolverato le accuse già mosse negli ultimi mesi, denunciando un «enorme deficit commerciale» con la Germania e i finanziamenti, ritenuti insufficienti, di Berlino alla Nato. Nella contesa si inserisce anche il premier italiano Gentiloni che, pur ribadendo l’importanza dei rapporti transatlantici, si schiera dalla parte della cancelliera rivendicando la difesa dei valori comuni europei, in particolare la lotta al cambiamento climatico, il libero commercio e la costruzione di una società aperta.

 

Manchester non si arrende al terrore. Domenica prossima nella città britannica si terrà, infatti, un mega concerto in ricordo delle vittime dell’attentato terroristico di poche settimane fa. Si attende una sfilata di pop star, da Ariana Grande (durante il cui concerto è avvenuto l’attentato) a Katy Perry e Justin Bieber. Parola d’ordine: no alla paura.