Prima Pagina

 

Manchester, la strage delle ragazzine

 

Si allarga il partito del voto a settembre con il proporzionale

 

Il dg Rai e le dimissioni: «Prima attendo Padoan»

 

Consip, tregua tra procure di Roma e Napoli

 

Manovra, riduzione alle slot e addio agli studi di settore

 

Trump a Roma, oggi incontra il Papa e Mattarella

 

 

Politica interna

Sulla Stampa, Carlo Bertini e Ugo Magri fanno il punto sulla legge elettorale. I contatti tra Pd e Forza Italia vanno avanti e i termini dell’accordo rimangono sostanzialmente due: legge elettorale proporzionale e voto in autunno (si ipotizza il 24 settembre). Non sono poche le ragioni che suggeriscono prudenza su una scadenza elettorale in autunno, a cominciare dalla prospettiva di una campagna elettorale in pieno agosto. Soprattutto preoccupa la sessione di bilancio, considerate le difficoltà di insediare il Parlamento, formare il governo e presentare la legge di bilancio in poche settimane. Il primo passaggio di questo piano è però approvare una legge elettorale omogenea, condizione posta dal Quirinale per lo scioglimento anticipato. In questa direzione ieri è stato approvato in Commissione Affari costituzionali della Camera il «Rosatellum» come testo base, anche se i contatti tra le forze politiche dovrebbero produrre entro venerdì un pacchetto di emendamenti che trasformeranno il sistema ibrido in un proporzionale puro. Nel frattempo si allunga la lista dei sostenitori della legge alla tedesca: oltre la Lega anche il M5S e Mdp potrebbero infine convergere su questa soluzione.

 

Per scongiurare il ritorno al proporzionale aumenta l’attivismo di Romano Prodi, come racconta Dino Martirano sul Corriere della Sera. Intervistato da Giovanni Floris su La7, il professore manifesta preoccupazione per un sistema che rischia di provocare una crescente instabilità politica. Allo stesso modo critico con una legge proporzionale che «aprirebbe la via ad un governo di larghe intese» anche Giuliano Pisapia.

 

Secondo Domenico Di Sanzo (Il Giornale), per il Movimento 5 Stelle è allarme sondaggi: nella grandi città risulta fuori dai ballottaggi. Dopo i casi Cassimatis e Pizzarotti, i grillini rischiano il flop alle Amministrative.

 

Informazione
Sul Corsera, Paolo Conti si occupa della vicenda Rai e del destino del Dg Campo Dall’Orto. Circola con insistenza la domanda sul futuro del Dg: dimissioni o resistenza? A chi gli è vicino Campo Dall’Orto appare risoluto ad andare avanti, quantomeno fino ad un incontro chiarificatore con Padoan. Non intende presentarsi dimissionario ma si dice pronto a mettere in discussione la sua permanenza se il governo dovesse suggerire un passo indietro. Emergono nel frattempo nuovi particolari sulle dispute interne che hanno portato all’attuale situazione di stallo, contenuti nella relazione riservata dei sindaci revisori. «Inqualificabile danno reputazionale e danni concreti per l’azienda», questi i capi d’accusa contro la dirigenza della Rai.

 

La crisi al vertice della Rai scatena le reazioni politiche. Le intenzioni del Pd sono riportate da Tommaso Ciriaco e Roberto Mania su Repubblica. Sembra infatti che i falchi renziani considerino adesso un azzeramento di tutto il Cda con l’intenzione di rilanciare l’azienda e superare lo stallo. Questa opzione avrebbe l’indubbio pregio, per loro, di blindare la governance della tv di Stato per i prossimi tre anni, ma esporrebbe il principale partito di maggioranza ad un polverone politico clamoroso.

 

Sul destino di Campo Dall’Orto si è espresso anche il M5S per bocca di Roberto Fico (presidente della commissione di Vigilanza Rai) che ha rilasciato una breve intervista a Alessandro Trocino sul Corsera. Dal deputato pentastellato arriva un’insolita apertura di credito nei confronti dell’attuale dg: ne riconosce gli errori commessi ma ne esalta l’indipendenza dalle forze politiche che lo hanno nominato. Per questa ragione, Fico lo invita a proseguire la sua attività evocando, nel caso di dimissioni, un rinnovamento di tutto il Cda.

 

Giustizia
Sul Messaggero, Michela Allegri racconta del vertice che si è tenuto ieri tra i pm di Roma e Napoli sul caso Consip. L’incontro era destinato a porre fine al gelo che nelle scorse settimane ha avvolto i rapporti tra le due procure e al termine la nota congiunta dei partecipanti parlava di «piena sintonia». Al di là della formalità, però, c’è incertezza sull’effettivo superamento delle difficoltà tra le procure. L’apice della tensione si era raggiunto nelle scorse settimane con l’arresto di Scafarto e l’intervista del pm di Napoli Woodcock nella quale rinnovava la propria fiducia al militare accusato di aver depositato un’informativa piena di errori e di falsi.

 

Sempre il caso Consip è il terreno di scontro tra la corrente Autonomia e Indipendenza di Piercamillo Davigo e il vicepresidente del Csm Legnini, ne scrive Antonella Mascali sul Fatto Quotidiano. La causa del contendere è la questione intercettazioni e fughe di notizie su cui si era espresso il numero due di Palazzo dei Marescialli, intervistato su La7 da Giovanni Minoli. Legnini, infatti, sposando la tesi del pm di Catanzaro Gratteri, aveva sostenuto come la responsabilità delle fughe di notizie fosse dei pm o della polizia giudiziaria. La risposta della corrente di Davigo è stata dura: «Le dichiarazioni di Legnini sulle fughe di notizie e le pubblicazioni delle intercettazioni riguardano un problema oggettivo, che va indubbiamente affrontato. Tuttavia, occorre evitare generalizzazioni, che rischiano di delegittimare tutti i magistrati inquirenti e tutte le procure impegnate in delicatissime indagini».

 

Economia
Sul Corriere della Sera, Mario Sensini fa il punto sulla manovra correttiva all’esame della commissione Bilancio della Camera. Le novità riguardano innanzitutto le slot machines,  per le quali un emendamento dell’esecutivo prevede la riduzione di un terzo negli esercizi commerciali. La Commissione ha inoltre dato il via libera alla progressiva sostituzione degli studi di settore con i nuovi indici di affidabilità fiscale e alla proposta che estende la definizione agevolata delle cause fiscali pendenti a quelle che hanno per oggetto i tributi locali. Ha fatto molto discutere un emendamento sulla Corte dei Conti che prevede l’assunzione di nuovi magistrati contabili, ma che consente al tempo stesso la prosecuzione dell’incarico di quelli già in organico anche oltre i 70 anni, almeno finchè non saranno arrivate le nuove leve.

 

Sul Sole 24 Ore, Laura Serafini si occupa di bail in e della posizione assunta dall’Abi in sede europea. Il direttore generale dell’associazione ha infatti confermato ieri la richiesta, da parte dell’organizzazione bancaria, di una modifica della retroattività del bail in. Allo stesso modo l’Abi propone l’esenzione dal meccanismo di salvataggio interno degli istituti bancari degli obbligazionisti retail.

 

Affari Esteri
Su Avvenire Luca Liverani racconta l’agenda del presidente Usa, arrivato a Roma nella serata di ieri. Roma blindata per una giornata fitta di incontri, dal Papa al presidente del Consiglio Gentiloni e al presidente Mattarella. Gli occhi sono puntati in particolare sull’incontro con papa Francesco con cui non sono mancati motivi di scontro nei mesi passati, in particolare sul delicato tema delle migrazioni. Subito dopo la conclusione degli impegni di oggi, Trump si recherà a Bruxelles, dove parteciperà al vertice dei capi di Stato e di governo della Nato, per poi tornare in Italia giovedì sera per il G7 di Taormina.

 

Sul Corsera, Luigi Ippolito si occupa delle reazioni del governo britannico all’attentato di Manchester. La premier May ha innalzato il livello di allarme non escludendo il rischio di nuovi attacchi. Nel frattempo le forze politiche hanno scelto di sospendere la campagna elettorale per favorire un clima di unità nella crisi e per rispetto delle giovani vittime. Non è escluso che il drammatico evento possa avere ripercussioni sul risultato del voto dell’8 giugno, dando una nuova chance a Theresa May per dimostrare la sua leadership forte e stabile ai danni dei laburisti di Corbyn.

 

Tra gli altri, il Sole 24 Ore dedica un articolo alle giovani vittime dell’attentato di Manchester: “Gli adolescenti nel mirino dell’Isis, 22 morti e 59 feriti. Molti bambini tra le vittime, la più giovane aveva 8 anni. L’attentatore suicida, Salman Abedi, era di origine libica ma era nato e cresciuto nella città britannica”.

 

La Repubblica dedica ampio spazio ai possibili successori di Bagnasco alla guida della Cei: “Ecco i tre nomi: Bassetti, Brambilla, Montenegro. L’arcivescovo di Perugia in testa. Ora il papa deciderà, ma potrebbe ‘pescare’ anche fuori dal tema”.