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Il piano del Pdl per abbattere il debito

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Scritto da vocealta

saccomanni In più di due mesi di governo il ministro dell’Economia Saccomanni non è ancora riuscito a sfornare una sola idea per tagliare la spesa pubblica di quel tanto che basta per abolire l’Imu sulla prima casa, per non parlare del resto, dall’Iva ai fondi per il rilancio dell’economia. Eppure sul tavolo c’è il piano Alfano-Brunetta per tagliare il debito pubblico di 400 miliardi, così da ridurre il rapporto debito-pil dal 130 per cento a una quota che non superi il 100 per cento.

Di questo piano aveva parlato per primo Berlusconi in campagna elettorale. Da ieri se ne conoscono anche i contenuti molto dettagliati, illustrati in un ampio servizio del Corriere della Sera, che vi ha dedicato la seconda e la terza pagina, quelle più importanti del notiziario politico. Il piano taglia-debito del Pdl è stato presentato al premier Letta dal vicepremier Alfano e dal capogruppo Pdl alla Camera Brunetta.

E da ora in poi sarà al centro dei lavori della cabina di regìa che coinvolge governo e Parlamento nella conduzione della politica economica. L’obiettivo è di ridurre in modo drastico il debito pubblico, che ha raggiunto la cifra mostre di 2.041,3 miliardi di euro, quasi il 130 per cento del pil nazionale. Gli interventi proposti sono molteplici, da graduare nell’arco di 5 anni, per arrivare a una riduzione strutturale del debito pari a 400 miliardi, circa 20-25 punti di pil, giusto quanto serve per portare l’Italia tra i Paesi più virtuosi dell’Unione europea. Dei 400 miliardi da tagliare, dice il piano Alfano-Brunetta, i primi 100 deriverebbero dalla vendita di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno; altri 40-50 miliardi dalla costituzione e cessione di società per le concessioni demaniali; 25-35 miliardi dalla tassazione ordinaria delle attività finanziarie detenute in Svizzera (5-7 miliardi l’anno); i restanti 215-235 miliardi da un’operazione choc, vale a dire dalla vendita di beni dello Stato a livello centrale e periferico, disponibili e non strategici. Beni che devono essere ceduti a una società di diritto privato di nuova costituzione, partecipata principalmente da banche, assicurazioni, fondazioni bancarie ed altri soggetti finanziari pronti a investire nella madre di tutte le privatizzazioni.

A fronte dei beni acquistati, la nuova società emetterebbe obbligazioni che non entrerebbero più nel computo del debito nazionale, che risulterebbe così alleggerito di una somma corrispondente ai beni ceduti. Un’operazione dunque di alto profilo, che in capo a cinque anni consentirebbe di ridurre a soli 35-40 miliardi di euro gli oneri per interessi del debito pubblico, in pratica la metà dell’onere attuale, che supera gli 80 miliardi l’anno. Grazie a questo taglio – sostengono dalle parti del Pdl – si potranno liberare le risorse necessarie per rilanciare l’economia in modo duraturo.

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