Dopo mesi di crisi pandemica da Covid19, in cui molti sono stati i passi avanti fatti a livello farmacologico e curativo, arrivano i primi risultati anche per il tanto atteso vaccino, unica soluzione per decretare ufficialmente il coronavirus sconfitto.

Il 9 novembre la Pfizer e la BioNTech, due case farmaceutiche che mesi fa hanno avviato una collaborazione nella sperimentazione del vaccino, hanno annunciato la conclusione dei test delle prime dosi. Il risultato sembrerebbe eccellente, oltre che per il valore sociale che ha, per l'efficacia dichiarata dai produttori, che supera il 90% nel prevenire casi sintomatici.

La notizia ha avuto un boom mediatico a livello mondiale, tanto che, all'apertura del mercato azionario statunitense, le quotazioni della Pfizer sono salite del 15% e quelle della BioNTech, azienda tedesca molto più piccola del colosso statunitense, del 24%. «Sono risultati estremamente incoraggianti. Questo vaccino aumenta la possibilità che ne vengano sviluppati altri nel breve periodo e che possano essere efficaci», ha commentato Richard Hatchett, responsabile del Cepi, una fondazione che finanzia la ricerca sui vaccini per le pandemie.

Il trattamento si basa sull'uso dell'Rna messaggero (mRna). La tecnica consiste nel somministrare direttamente l'mRna, responsabile della produzione di una proteina presente normalmente sulla superficie delle particelle virali, la quale scatena poi la risposta del sistema immunitario. Il vaccino è stato sperimentato su un gruppo etnicamente diversificato di 43mila persone ed il processo non è ancora giunto al termine. I risultati annunciati si basano su un'analisi preliminare condotta da un gruppo indipendente di monitoraggio dei dati. Le aziende devono ancora sottoporre i loro risultati alla revisione paritaria per essere pubblicati da una rivista scientifica.

Qualche incognita tuttavia rimane. In primis, questo vaccino evita che un soggetto sviluppi sintomi del Covid, ma potrebbe non impedire che sia comunque contagioso. Dei dubbi poi si hanno sull'inefficacia che mostra sugli anziani, i quali hanno una rigenerazione cellulare molto più lenta rispetto ad un individuo giovane. Servirà tempo per sciogliere questi dubbi.

Per quanto riguarda la sicurezza, invece, la Pfizer fa sapere che negli studi in corso non sono stati registrati seri problemi di sicurezza del trattamento e che, nonostante ciò, severi test andranno avanti fino a quando non si raggiungeranno i due mesi di dati positivi raccolti.

Altre aziende a lavoro su questo tema sono AstraZeneca, in collaborazione con l'Università di Oxford, e Moderna, azienda di biotecnologia statunitense. Il vaccino AstraZeneca, in particolare, risponderebbe all'incognita sugli anziani, avendo dimostrato un efficacia notevole su questa delicata categoria.

Ci vorrà quindi tempo per vedere vaccini definitivi, ma sembra che si stia andando nella giusta direzione. Il prossimo passo per Pfizer sarà richiedere l'autorizzazione di emergenza per l'utilizzo negli USA ed in Europa. L'Oms ha una procedura per consentire l'uso di queste documentazioni anche in Paesi che non hanno agenzie di regolamentazione. Ciò permetterebbe una distribuzione abbastanza capillare già nei primi mesi del 2021.